Il blog di VeM

Come fotografare in viaggio: uno storytelling per immagini
Foto di Andre Furtado da Pexels

Come fotografare in viaggio: uno storytelling per immagini

3 Agosto 2020

Un articolo a cura di Valentina Nargino

Valentina Nargino

La fotografia, si sa, non è solo una questione di tecnica ma anche di “cuore”. Henri Cartier-Bresson disse che “Fare una fotografia vuol dire allineare la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere“. Sul web si trovano tantissime citazioni sull’importanza dell’occhio del fotografo, sul perché si fotografa, sulla peculiare osservazione del mondo che quest’arte necessita prima ancora che delle conoscenze tecniche. Noi, che sappiamo quanto sia importante imparare a vedere per immedesimarsi e conoscere l’altro, abbiamo chiesto a Simona Paleari, fotografa di professione e grande viaggiatrice, nonché docente del nostro corso di travel storytelling, di raccontarci l’approccio ideale alla fotografia di viaggio. E qualche consiglio di metodo, che approfondiremo insieme durante il corso.

Nella tua esperienza, cosa significa fotografia di viaggio? Quali aspetti differenti hai riscontrato rispetto ad altri tipi di racconto fotografico? Sia nell’approccio sia nella preparazione.

La fotografia di viaggio per me è andare alla scoperta di un luogo, delle persone che lo abitano, delle sue caratteristiche e della sua storia. Il viaggio parte da casa, quando mi metto a studiare le mappe, i punti nodali di interesse geografico, mi documento su quello che andrò a vedere e cerco di capire al meglio quello che potrei trovare, poi quando mi trovo nel luogo tutto può essere ribaltato, le persone che incontro sulla strada mi possono aiutare a conoscere nuovi aspetti che non avevo previsto e scoprire cose che con google maps non avrei mai potuto vedere. Fotografia di viaggio per me è conoscenza, incontro, scoperta.
Altri racconti fotografici possono essere diversi per il tipo di approccio, per il minor grado di imprevedibilità, ma dipende da che tipo di racconto fotografico.
La preparazione di un viaggio fotografico è un continuo documentarmi su chi ha fotografato prima di me quel luogo, cercare materiale che mi permetta di sapere di più di quel luogo per arrivare preparata.

Fotografare in viaggio: i “pro”. Quali possibilità di approfondire i vari aspetti del viaggio permette lo sguardo fotografico?

Se faccio un viaggio fotografico so che conoscerò persone del posto, la macchina fotografica riduce i tempi di conoscenza, se chiedo alle persone che incontro in un viaggio di essere fotografate difficilmente mi diranno di no e questo apre tantissimo la possibilità di entrare nel vissuto del luogo, scopro molte più cose con l’aiuto delle persone che incontro, la fotografia unisce, velocizza i tempi, mi permette di arrivare più facilmente all’incontro con la realtà del paese che visito.

Fotografare in viaggio: i “contro”. Quali sono i rischi nella relazione spontanea con i soggetti fotografati?

Prediligo il ritratto posato, quindi non sono mai scatti rubati senza il permesso del soggetto, ma c’è sempre un dialogo prima di fare uno scatto, è importante che ci sia empatia, credo alla base di ogni relazione umana, ma l’empatia con le persone che fotografo è fondamentale, inizialmente ho un dialogo con loro, cerco di non metterle a disagio, di dare naturalezza allo scatto anche se posato. Il rischio è che mi dicano che non vogliono essere fotografati, ma lo capisco, anche io sarei la prima a dire di no!

Bisogna essere per forza dei professionisti per imparare a raccontare il viaggio attraverso la fotografia?

Assolutamente no. Tutti noi possiamo avere una macchina fotografica o un cellulare con cui fare foto in viaggio, la differenza sta nel come. Il corso di travel storytelling serve proprio a questo.

Ci sono artisti a cui ti ispiri e che consiglieresti per approfondire quel “modo di vivere” di cui parla Cartier-Bresson?

Allineare la testa l’occhio e il cuore, vuol dire vedere con la mente e con il cuore, la fotografia permette anche questo.
Ci sono tantissimi fotografi che seguo e che sono una continua fonte di ispirazione. Il primo nome che mi viene è Paolo Verzone, un grande fotografo con cui ho avuto il piacere di lavorare come assistente in alcune occasioni e che mi ha insegnato molto, soprattutto sul modo di relazionarsi con le persone e per l’acuto senso di osservazione.

Turismo responsabile per noi è anche avere rispetto di contesti e situazioni in cui la fotografia potrebbe rappresentare un ostacolo ed è quindi necessario resistere all’impulso di voler scattare una foto che magari al momento ci sembra imperdibile. Ti è mai capitato di trovarti in questa situazione?

Spessissimo, per rispetto non ho scattato, ma l’immagine è rimasta impressa nella mente.
Mi è capitato ad esempio in Marocco, dove c’è la credenza che essere fotografati in volto porti via l’anima. Il Marocco è pieno di volti affascinanti, ma il rispetto del luogo e delle tradizioni vanno prima del resto. Un luogo è da scoprire e da rispettare e la fotografia ci può insegnare anche questo.

 

Per maggiori informazioni sui costi e sul programma del corso o per preiscrivervi, potete contattarci all’email rete@viaggiemiraggi.org.

250 Compagni di viaggio.

Partecipa alla Campagna Soci 2020 di ViaggieMiraggi!

Diventa anche tu un nostro compagno di viaggio e cammina insieme a noi! Scopri come diventare socio>>>