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“Io esisto perché tu esisti”. Viaggio dove i legami sociali sono la vera forza!

Mozambico | “Io esisto perché tu esisti”. Viaggio dove i legami sociali sono la vera forza!

14 Gennaio 2020

Gabriella, di ritorno dal Mozambico, ci racconta la sua esperienza di viaggio, incontro, scoperta. In un luogo dove i legami sociali sono fondamentali. E ci spiega il fascino di Maputo

Ancora una volta mi accompagnano Paola e Stefano. La loro passione aveva alimentato in me grande interesse e curiosità: contagio di mal d’Africa? Forse. Più probabile l’interesse a capire qualcosa, di più profondo e vero, di ciò che avviene nella mia quotidianità, nel mio paese, nella mia realtà: conoscere cambiando la prospettiva; in questa terra sono io, se pur privilegiata, la straniera, il diverso. Non avevo alla partenza aspettative, solo la fiducia data ai miei accompagnatori che avrebbero saputo ingaggiarmi in nuove scoperte.

Se Cape Town è una città moderna che sfoggia la sua ricchezza e la sua bellezza mantenendo nell’ombra le sue profonde, terribili piaghe di povertà, dove tuttavia la speranza di un riscatto sociale è ancora tanto forte, nell’ammirazione del mito del Presidente Nelson Mandela, Maputo ti accoglie in un continuo alternarsi di bellezza e degrado, di ricchezza e povertà che profondamente ti tocca e ti sconcerta.

I segni della lunga guerra li trovi ovunque, nelle case diroccate, nei barrios dove masse di popolazione, attirata dalle illusorie promesse di trovare nella grande città una possibilità di riscatto e di sopravvivenza, si affanna a darsi un’organizzazione comunitaria, a inventarsi un lavoro, un commercio che permetta la sopravvivenza. Ne percorri i vicoli di terra rossa, incantato dalla bellezza dei bambini mozambicani e dei giovani, dalla loro gentilezza e dignità.

Incontro speciale quello con Rhute, la responsabile di un bellissimo progetto sociale che si prende cura delle donne dei loro bambini delle famiglie, accogliendo, curando ed educando per emanciparsi ed essere autonomi. Cerco di capire quale sia il sentimento dominante di queste persone così in difficoltà; io non percepisco rabbia ostilità invidia risentimento odio… Rhute mi dice che mentre la nostra cultura europea si basa sul pensiero socratico e poi Kantiano che Penso, dunque esisto, quella dell’africa subsahariana si basa sulla filosofia Bantu: io esisto perché tu esisti. I legami sociali sono la loro forza!

A Maputo può accadere che mentre transiti per Avenida Julius Nyerere rientrando a piedi dopo cena, ti imbatti in una vetrina di un hotel di lusso che espone le straordinarie sculture di Gonçalo Mabunda, un’artista che ha iniziato il suo lavoro nel contesto di un progetto attuato dal 1995, dal Consiglio cristiano del Mozambico (CCM) che ha perlustrato il paese e raccolto armi da individui e comunità dopo una guerra civile durata quasi vent’anni. Usa armi decostruite, Kalashnikov, missili, pistole e bossoli per ricavare figure antropomorfe. Trasforma le armi in figure realistiche, trasformando letteralmente la morte in vita. Sue opere sono esposte in importanti musei del mondo occidentale ed ha anche esposto alla biennale di Venezia di una passata edizione.

Foto di Stefano Bauducco

Maputo è una città tipicamente africana che ti sconcerta, ti commuove, ti tocca profondamente. Percepisci la fatica d’inventarsi la vita, la volontà di crescere, di assicurarsi il futuro; un futuro normale dove tutti possono curarsi nutrirsi mandare a scuola i propri figli. Ti guardi attorno e scopri una verità di cui le persone non riescono a parlare: il tradimento della loro rivoluzione e il perdurare dell’iniquità che mal distribuisce la ricchezza del paese, sotto la spinta degli interessi di potenze economiche straniere e locali.

È un paese come i suoi abitanti: bellissimo. Pieno di colori, ricco di innato e raffinatissimo talento artistico. Lo vedi bene non solo nei dipinti e nelle sculture di cultura Makonde del suo Museo Nazionale D’arte; lo vedi in strada nell’abilità degli artisti plastici esperti di batik, negli scultori di balsa o di ebano le cui opere trovi passeggiando al Feima nello splendido Parque Dos Continuadores. Lo vedi nell’armoniosa capacità di usare colori e materiali per gli oggetti di artigianato domestico che ad ogni angolo qualcuno ti offre di acquistare. Lo vedi infine nello strepitoso enorme murales di mosaico nell’Avenida da Marginal, che celebra l’indipendenza del Paese dal colonialismo, riporta i principi, ahimè traditi, di Samora Machel primo presidente del Mozambico dopo l’indipendenza del 1975. Tra i tanti luoghi ed edifici visti penso che questo monumento celebrativo sia la più puntuale icona di questa capitale. “Monumento maltrattato”, così lo definisce il tassista mozambicano…

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