Viaggio a piedi in Puglia, il Cammino Federiciano

Da Bari a Castel del Monte

Un cammino sui luoghi di Federico II, un’occasione per ripercorrere le tracce dell’imperatore “stupor mundi” che tanto amava la Puglia e per riscoprire la viabilità storica che attraversa il territorio del Mediterraneo, dall’Antica via Appia Traiana agli impervi percorsi medievali, fino ai tratturi della transumanza. Via di Imperatori e guerrieri in età romana e pellegrini cristiani, è stata attraversata anche da Bizantini e Normanni, Svevi e Angioini in cammino da Roma verso la Terra Santa.

Federico II di Svevia fu Re di SiciliaImperatore del Sacro Romano Impero e Re di Gerusalemme, nato a Jesi il 26 dicembre 1194 da Enrico VI della dinastia tedesca degli Hohenstaufen e Costanza d’Altavilla. Poliglotta, Federico II fu colto edificatoreprotettore delle arti e grande rivoluzionario del Medioevo, appassionato di falconeria, filosofia, astrologia, scienze della natura e poesia. Diede grande vigore al meridione italiano, grazie anche allo sviluppo della scuola medica di Salerno e alla nascita dell’Università di Napoli.

Accostatosi con rispetto e interesse all’Islam, ammise alla sua corte sapienti provenienti da ogni regione mediterranea; fu cosi visto come l’incarnazione dell’Anticristo, tanto da subire due scomuniche. Federico II morì nel castello svevo di Fiorentino di Puglia la notte del 13 dicembre 1250.  Fu uomo di pace e guerriero allo stesso tempo, filosofo, architetto e letterato, esempio ineguagliabile di uomo integrale, che riuscì ad attirare a sé l’attenzione del popolo e di svariati studiosi, dando vita così ad una lunga serie di miti e leggende popolari.

ViaggieMiraggi e l’Associazione Puglia Federiciana, attiva nel settore turistico culturale slow e green, vi accompagneranno lungo il camminoPuglia Federiciana è promotrice del progetto Cammini Federiciani, che nasce dalla consapevolezza dell’enorme patrimonio rappresentato dalle vie storiche d’Europa che, insieme alla Via Francigena del Sud, stanno diventando un vero attrattore per la comunità dei viandanti europei.

Gli accompagnatori di Puglia Federiciana saranno guide e interpreti di un cammino dal ritmo lento all’insegna del rispetto della natura e dell’incontro con le comunità locali e i territori attraversati, che include momenti di confronto, scambio e narrazione. Nel corso del cammino, dunque, paesi, borghi, strade insolite e sentieri suggestivi sono resi ancor più emozionanti dalle testimonianze dirette di chi ci vive.

Viaggio a piedi in Puglia, il Cammino Federiciano
divisorio

Il viaggio giorno per giorno

Programma di viaggio in Puglia

Il nostro cammino narrante tra paesaggio, storia, natura e tradizioni è un percorso d’autore con guide abilitate e appassionate. Incontrando donne e uomini abitanti ed esperti conoscitori di questi luoghi, scopriremo quanto le terre di Puglia siano ancora accoglienti, così come lo sono state con Federico II, che tanto amò questi territori. Così dal Medioevo ai giorni nostri, camminare insieme consentirà di costruire un legame intimo tra i viandanti, l’ambiente circostante e gli abitanti, con le loro tradizioni ancora profondamente sentite.

90 km in cammino nel cuore della Puglia autentica, per unire luoghi e persone; insieme percorreremo sentieri e mulattiere ricchi di storia e cultura da raccontare, immersi in paesaggi di rara bellezza. Partendo a piedi da Bari adagiata sull’Adriatico con il Castello normanno – svevo a difesa e la Basilica di San Nicola di Mira, passando dalla antica città peuceta di Bitonto con la Cattedrale, ai boschi di Ruvo di Puglia, nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con la romanica Cattedrale e il Museo archeologico Jatta di Ruvo, gioiello nella città. In cammino fino allo splendido maniero che è Castel Del Monte e alla federiciana città di Andria che custodisce nella Cattedrale le spoglie di due mogli dell’imperatore. Raggiungeremo Canne della Battaglia, mitico sito dove si svolse la famosa Battaglia di Annibale e concluderemo il viaggio a Barletta, meta del Viandante, con la Cattedrale e il Castello Svevo sede prediletta da Federcio II e dai suoi eredi, posto sulla litoranea sabbiosa.

1° giorno – Arrivo a Bari e tour della città “Città Vecchia”
2° giorno 
– 1° Tappa Bari  –Bitonto
3° giorno – 2° Tappa Bitonto  – Ruvo di Puglia
4° giorno – 3° Tappa Ruvo di Puglia – Bosco Scoparello
5° giorno – 4° Tappa Bosco Scoparello – Castel Del Monte
6° giorno – 5° Tappa Castel Del Monte – Canne della Battaglia
7° giorno 
– ultimo giorno a Barletta e partenza

1° giorno

All’arrivo a Bari i viandanti saranno accolti dai referenti di ViaggieMiraggi e Puglia Federiciana per i saluti e la presentazione del programma.

È una scoperta affascinante quella della città di Bari, e dei suoi due volti, l’elegante quartiere murattiano e l’ipnotica Bari vecchia. Attraversando l’Arco del Pellegrino, si arriva nel cuore della Cittadella Nicolaiana, con la Basilica intitolata al Santo patrono, pregevole esempio di romanico pugliese, come la Cattedrale di San Sabino, dalla cripta in stile barocco.

Fa da porta alla città vecchia il grandioso Castello Svevo, coronato dai torrioni, un tempo maniero difensivo, poi residenza rinascimentale. Il Castello di Bari, storicamente attribuito a Ruggero II il Normanno, sorge nel 1131 su preesistenti strutture abitative bizantine. Tra il 1233 e il 1240, Federico II di Svevia recupera all’uso l’impianto normanno danneggiato dal duro intervento di Guglielmo il Malo che, nel 1156, si era imposto con la forza alla popolazione barese, restia ad accogliere il nuovo dominatore. Il nucleo normanno-svevo è a pianta trapezoidale, con una corte centrale e quattro alte torri angolari fortemente bugnate. Superando la torre S-O, detta dei Minorenni per averne ospitato la sezione carceraria nel XIX secolo, si incontra l’ingresso originale, il portale federiciano. Con la sua doppia ghiera a sesto acuto, con conci popolati da personaggi della mitologia classica e nordica, il portale federiciano è il manifesto del potere imperiale: nel concio in chiave, un leoncino fra gli artigli di un’aquila, simbolo ricorrente nell’architettura federiciana.

Scopriremo come vengono sapientemente preparante le Orecchiette baresi. Vennero diffuse in Puglia tra il XII e il XIII secolo a partire dal capoluogo pugliese ove tutt’oggi resta uno dei primi piatti più prelibati della città. In termine dialettale barese sono “L strasc’nat”, termine che nasce proprio dal metodo di creazione con cui la pasta prende forma quando viene strascinata sul tavolo di lavoro. A Bari le orecchiette vengono cotte principalmente con le cime di rapa (piatto tipico particolare), con i cavolfiori, broccoli e altre verdure, particolari sono anche le orecchiette al ragù rosso.

I panzerotti baresi sono una vera e propria istituzione a Bari. Il panzerotto, fatto con la pasta di pane e ripieno di mozzarella e di tante altre prelibatezze, non è soltanto un cibo che travolge tutti i sensi per quanto sono buoni, ma sono molto di più: rappresentano la convivialità, la condivisione, i giorni di festa, le tavolate tra amici e parenti. A Bari sono un vero e proprio culto: ognuno perfeziona la propria ricetta e sperimenta vari ripieni, perchè il panzerotto non è solo il classico, ma possono essere farciti con i più svariati ripieni, accomunati da un ingrediente che non può mancare al suo interno: la mozzarella, che deve essere abbondante e filante, irresistibile!

Cena con le referenti di ViaggieMiraggi e con l’Associazione Puglia Federiciana.

2° giorno

1° TAPPA: BARI – BITONTO

Il Cammino ha inizio da Bari – Parco Naturale Regionale Lama Balice, circondata da distese di ulivi che donano sfumature di luce e colore sulla vasta piana.

Lama Balice in quanto crocevia tra i territori tra l’entroterra e la costa è sempre stata un luogo di rilevanza strategica per le genti e per il selvatico. Fonte di acqua e riparo anche nei regimi climatici più aridi ha fornito protezione fin dal neolitico, nel suo alveo sono stati rinvenuti diversi reperti litici e in corrispondenza dei centri abitati di Bari Palese e Bitonto. In queste aree esistono differenti testimonianze di importanti villaggi preistorici e la presenza di dolmen e menhir.

In epoca Romana sempre a causa della presenza di acqua l’area risulta coltivata ed esistono testimonianze letterarie di una possibile bretella stradale che congiungesse la Via Traiana che passava nell’entroterra e la Via Minucia che passava lungo la costa ma di cui non si sono mai ritrovate testimonianze archeologiche che ne verificassero un eventuale tracciato.

In epoca medioevale l’importanza strategica dell’area del antico Fiume Tifris (uno degli antichi nomi di Lama Balice) si affermo in maniera oggi ben riscontrabile con la costruzione di masserie e diverse industrie ipogee atte alla lavorazione dei prodotti agricoli e/o aree di culto, infatti gli ipogei di Bari sono tutti medioevali e non romani. Le Chiese rurali del territorio, sia ipogee che costruite, e non tutte arrivate fino a noi, erano importanti luoghi di sosta nell’ambito delle varie diramazioni della Via Francigena che in Puglia scendeva dal Gargano per poi arrivare in Salento portando crociati e pellegrini verso la Terra Santa. Il parco è uno dei pochi spazi verdi rimasti quasi completamente incontaminati: qui la macchia mediterranea regna sovrana, caratterizzata dalle essenze tipiche e da vegetazione che cresce spontanea come carrubo,alloro, il rovo, il leccio, il fragno, mentre lungo i costoni, nei punti più rocciosi e aridi, crescono piante di caprifoglio, biancospino, asparago selvatico, etc.. L’alveo di questo particolare e ricchissimo corridoio ecologico  molto vasto e presenta delle sponde piuttosto ripide spesso caratterizzate da rocciosità affiorante. Le aree rocciose pianeggianti sulla sommità delle sponde sono occupate da una gariga bassa a prevalenza di elicriso (Helichrysum italicum), con esemplari sparsi di pino d’Aleppo.

Arrivo nel centro di Bitonto e cena in compagnia delle guide turistiche ed escursionistiche e pernottamento.

BARI – BITONTO

Lunghezza: 12 km

Livello difficoltà: E – Facile

Dislivello: +235 m / -157 m

Durata: 6 h 

Fondo stradale: asfalto, sterrati, lama

3° giorno

2° TAPPA BITONTO  –  RUVO DI PUGLIA

Partiremo dalla Cattedrale di Bitonto, massima espressione del Romanico pugliese, è una delle migliori testimonianze di un passato, quello pugliese, a metà tra Oriente e Occidente. Situata nel cuore della città antica, l’edificio generalmente ascritto ai secoli XII-XIII  e grazie alle recenti scoperte emerse dal sottosuolo, fanno di Bitonto un nuovo anello di quella catena che, passando per Bari, Trani, Ruvo, Barletta, ridisegna completamente la mappa della Puglia preromanica.

Costruita secondo il modello della basilica nicolaiana di Bari, conserva all’interno il pulpito firmato nel 1229 dal maestro Nicolaus, fantasiosa e raffinata decorazione realizzata con la tecnica dell’incrostazione connessa alla scultura a rilievo bassissimo: mastici colorati, paste vitree e scaglie di tartaruga, simulando gli effetti dei tessuti preziosi, degli smalti e dell’intaglio, conferiscono all’arredo dell’edificio sacro lo splendore effimero delle suppellettili profane.

Bitonto mostra le sue bellezze, candidata come Capitale italiana della Cultura 2020. Impresso sullo stemma comunale Il motto latino, “Ad Pacem promptum designat oliva botontum”. Attraverseremo il paesaggio caratteristico dell’architettura rurale pugliese con numerose cisterne, casedde, palmenti, trappeti e frantoi. Ci sono torri e resti archeologici di epoca altomedievale. Il casino Ilderis, antica residenza settecentesca campestre della nobile e potente famiglia bitontina , sorge libera fra i verdi ulivi penduli al centro di un esteso corpo rurale confinante a sud con l’antica Via Appia–Traiana.

Entreremo a Ruvo passando per il Casale Medievale nel Borgo di Sovereto a Terlizzi detta la città dei fiori per le numerose serre di coltivazione di varietà rinomate.

Il borgo antico di Sovereto è immerso nel paesaggio tipico pugliese: una distesa di ulivi che guarda al mare. Sorge nei pressi di Via Appia Traiana, la via, anche detta via Sacra Longobardorum, era il collegamento meridionale della via Francigena lungo la quale nel medioevo viaggiavano pellegrini che percorrevano l’Europa del XI secolo alla volta del Medio Oriente dando vita alla contaminazione culturale madre della moderna cultura europea. 

BITONTO – RUVO DI PUGLIA

Lunghezza: 24 km

Livello difficoltà: E – Medio

Dislivello: +381 m / -237 m

Durata: 7 h 

Fondo stradale: asfalto, sterrati

4° giorno

3° tappa RUVO DI PUGLIA – BOSCO SCOPARELLO

In cammino, si partirà la mattina dalla Cattedrale di Ruvo di Puglia, che venne costruita tra il XII e XIII secolo su rovine di più antichi edifici romani. La chiesa in stile romanico è tutt’oggi uno degli esempi più significativi di questa regione, inquietante e unica con la sua particolare facciata, molto slanciata rispetto agli schemi architettonici dello stesso periodo. Nel lato meridionale è possibile vedere una testa coronata, quasi sicuramente di Federico II di Svevia.

Esemplare la collezione del Museo Archeologico Nazionale Jatta, ideato come una vera e propria casa-museo.

Prima del 1800 la città di Ruvo era praticamente sconosciuta agli studiosi. I contadini, infatti, quando nei propri terreni trovavano i vasi li frantumavano con le loro zappe perché erano interessati solo all’oro delle monete che vendevano poi a caro prezzo. Grazie ad alcune persone colte, si capì l’importanza di questi vasi ed iniziarono così vere e proprie ricerche. Nel 1820 il grande entusiasmo provocò la nascita di vere e proprie società di scavo che lavoravano anche fino a notte fonda: solo allora il nome della città diventò così famoso che importanti studiosi venivano spesso ad ammirare tutto quello che affiorava durante il lavoro. I popoli antichi avevano l’abitudine di seppellire insieme al defunto tutti gli oggetti utilizzati durante l’arco della propria vita: erano convinti che nella vita ultraterrena, cioè dopo la morte potessero servire. Il corredo funerario era più o meno ricco in base al ceto sociale: i poveri portavano nella tomba due o tre vasettini, il ceto medio portava sei, nove, dodici, sedici pezzi, i più ricchi partivano da ventuno, ventiquattro e potevano raggiungere anche la quantità di settanta vasi. Nella tomba venivano posti gli oggetti usati un vita dal defunto: collane, profumi, tegami per le donne, armi per gli uomini e per i guerrieri, premi e coppe per gli atleti, giocattoli per i bambini. Il corpo veniva ricomposto in posizione rannicchiata inclinato sul fianco destro, con il viso rivolto verso Oriente perché lì sorge il sole (quindi la nuova vita). I familiari sulla tomba consumavano un pasto a base di seppia simbolo della sopravvivenza (nel Museo ci sono vari piatti con questo decoro) e gustavano il frutto del melograno simbolo della risurrezione.

Raggiungeremo il Bosco Scoparello, 300 ettari dominati dalla presenza delle querce roverelle (alcune secolari), ma non solo… rosa canina, biancospino, asfodeli, asparagi e numerosissime piante officinali a caratterizzare questo bosco parte integrante del territorio del Parco Nazionale Alta Murgia. Lungo sentieri boschivi e attraversando il Ponte dell’Acquedotto Pugliese sbucheremo nella lama in cui è situato lo Jazzo del Demonio (il suo nome è dovuto ad una leggenda che vi racconteremo in cammino).

Al termine del percorso una Tenuta ci accoglierà per la cena di gruppo e per darci la possibilità di ricaricare le energie per il giorno dopo, in uno splendido bosco di querce,  contesto inusuale e incontaminato, all’insegna della tranquillità, della bellezza e della buona cucina.

RUVO DI PUGLIA – BOSCO SCOPARELLO

Lunghezza: 16 km

Livello difficoltà: E – Medio

Dislivello: +383 m / -228 m

Durata: 6 h 

Fondo stradale: asfalto, sterrati, sentieri boschivi

5° giorno

4° tappa BOSCO SCOPARELLO – CASTEL DEL MONTE  

Ci metteremo in cammino lungo il tratturello che porta a Castel del Monte e visiteremo nel territorio del comune di Corato, la Necropoli di San Magno, dell’età del Bronzo e la sua chiesetta neviera del 1128. Nel piano inferiore è presente la neviera, una profonda vasca simile a piscina la quale in inverno veniva riempita di neve che, ben pressata, si trasformava in ghiaccio.

Lungo il cammino incroceremo masserie, jazzi, poste, casedde e pescare antiche. E’ la Murgia di roccia viva che torna a stupirci in autunno con il giallo intenso e i colori delle distese di aree coltivate a graminacee.

Raggiungeremo Castel Del Monte tramite un lungo sentiero tagliafuoco in salita: il viandante resta ammaliato dalla visione che domina affascinante e misterioso come una corona di pietra ottagonale che, ad ogni passo sempre più imponente, dirige il viandante fino all’arrivo come un Sole!

Il documento in cui si nomina il castello è una lettera inviata da Gubbio, nel gennaio 1240, dall’imperatore svevo Federico II al giustiziere di Capitanata, Riccardo di Montefuscolo, ci parla di lavori di copertura da eseguire in relazione al «castro quod apud Sanctam Mariam de Monte». Successivamente l’edificio ha assunto i ruoli di prigione e di residenza ducale. Passato attraverso varie dominazioni e proprietà di diversi signori, per lungo tempo, dopo ripetuti saccheggi e spoliazioni, è stato rifugio di pastori e di ladroni (specialmente nel secolo XVIII). Acquistato come rudere dallo Stato italiano nel 1876 per 25.000 lire, da allora è stato sottoposto a continui restauri.

Oggi è patrimonio UNESCO, uno dei siti più visitati della Puglia.

Prima della cena ci riposeremo nel verde del Parco scoprendo le erbe selvatiche e commestibili della Murgia. Nelle “garighe murgiane”, tra aspre colline e grandi praterie disseminate di cardi, euforbie, ferule e asfodeli, i profumi più forti sono quelli del marrubio, del finocchietto selvatico, della santoreggia, dei mentastri e del timo-serpillo, localmente chiamato “U srpùd”, dall’intenso ed aromatico profumo dell’origano selvatico, da tutti e non a torto, eletta “L’erba principe” della Murgia. All’arrivo si visiterà il Castello e dopo la visita si cenerà tutti insieme nella taverna , con piatti classici della tradizione Pugliese e estrose rivisitazioni sapientemente preparate.

Un dopo cena avvolto dalla magica atmosfera della vista del maniero federiciano illuminato, che ci darà l’occasione di ripercorrere il racconto delle storiche “Vie di Castel Del Monte”.

Pernottamento.

BOSCO SCOPARELLO – CASTEL DEL MONTE  

Lunghezza: 20 km

Livello difficoltà: E – Medio

Dislivello: +390 m / -262 m

Durata: 7 h 

Fondo stradale: sentieri boschivi, tratturi, sterrati

6° giorno

5° tappa CASTEL DEL MONTE  – CANNE DELLA BATTAGLIA

Partiamo dal parco che ci ha ospitati per trasferirci con i mezzi a Canne della Battaglia.

Nella valle del Basso Ofanto sorge la collina del noto insediamento di Canne della Battaglia, teatro del celebre scontro fra Romani e Cartaginesi (216 a.C.). “Annibale percorre trionfalmente il campo di battaglia di Canne dopo la vittoria mentre i Cartaginesi furono quasi più spossati per la strage compiuta che per la fatica del combattere.”

Circondata da possenti mura, utilizzate per diversi secoli, Canne offre oggi al visitatore un lungo e affascinante percorso che include l’Antiquarium, i notevoli resti di epoca romana, paleocristiana e medievale sulla cosiddetta “cittadella” e infine l’antico villaggio daunio con sepolcreto in località Fontanella. In particolare il consistente nucleo di materiale archeologico documenta la lunga continuità di vita di Canne dalla Preistoria al Medioevo. Le prime testimonianze su Canne risalirebbero alla fine dell’età della pietra. A supportare questa tesi vi sono dei reperti, rinvenuti nei pressi dell’antica città, ossia grotte neolitiche, ceramiche e statue, mura megalitiche e un menhir, scoperto nel 1938 durante uno scavo archeologico. I suoi spigoli risultano perfettamente orientati verso est. Il particolare allineamento della pietra megalitica ha fatto sorgere diverse considerazioni sulla sua origine, tra cui l’importanza ricoperta nell’antichità dalle religioni solari, il transito di Diomede, che avrebbe utilizzato enormi massi come il menhir come linea di confine rispetto all’area dauna e infine un monumento funebre. Tra il 5000 a.C. e il 4000 a.C. il territorio cannese sembra abbia goduto di un’elevata densità demografica, alimentata dalla vicinanza del fiume Ofanto che permetteva la pesca, la caccia e la coltivazione di numerose specie vegetative.

Nel pomeriggio è previsto il trasferimento a Barletta per la sistemazione in struttura e la passeggiata storica nel centro della città. Cena e pernottamento.

7° giorno

BARLETTA

La città di Barletta è nota in tutto il mondo come la città della Disfida, dal nome dell’episodio della guerra tra francesi e spagnoli all’inizio del’500.
Fitta, brulicante, movimentata, vivace: dell’importante emporio commerciale che fu fin dall’antichità, Barletta ha conservato, visibili e vividi, i caratteri distintivi. Una città dove il mare sembra non vedersi mai, eppure all’improvviso appare, in un’apertura panoramica insolitamente libera e vasta. Una città borghese e mercantile dal volto antico e dalla struttura complessa, prima ancora che una città semplicemente «marittima». Sul mare, il Castello federiciano, simbolo del potere svevo e di tutti i poteri che si sono succeduti nei secoli, è anche oggi luogo cardine delle istituzioni e della cultura della città, e rammenta la storica posizione di privilegio e cruciale di Barletta: luogo di incoronazioni, di promulgamento di leggi, di adunate, punto di partenza delle Crociate e ponte ideale verso la Terra Santa, sede doganale, avamposto strategico per Federico II e regno incontrastato poi di Manfredi, insomma nodo d’importanza estrema per tutto il territorio.

L’ultimo giorno sarà gestito in autonomia dal viaggiatore, che potrà riposare e godersi la bellissima litoranea sabbiosa di Barletta.

ViaggieMiraggi e Puglia Federiciana invitano i partecipanti al cammino e la comunità locale a partecipare concludendo e salutando i viandanti nel meraviglioso scenario del Castello di Barletta: sarà l’occasione per concludere al meglio il cammino e per sensibilizzare anche la cittadinanza sull’importanza del camminare come azione quotidiana che ci deve vedere parte attiva di un cambiamento lento e profondo.

Castello Svevo di Barletta. Federico II lo incluse tra i castelli del Giustizierato della Terra di Bari. Il castello di Barletta, eretto dai Normanni nella seconda metà del XII secolo e le diverse dominazioni che si sono succedute nel tempo hanno lasciato traccia del loro passaggio con interventi che testimoniano l’importante ruolo che rivestiva la struttura. Furono gli Angioini a trasformarlo da maniero in fortezza, mentre gli Aragonesi, con l’imperatore Carlo V, ne consolidarono ulteriormente il ruolo di difesa. Oggi teatro di eventi, mostre e manifestazioni, il castello conserva in ogni angolo il fascino della storia della città dove nei secoli scorsi si contese la famosa “disfida”del 1503 fra francesi e italiani (italiani che per la verità difendevano il potere spagnolo) riassume in qualche modo l’importante ruolo che questa città ha sempre avuto nella storia: quello di un privilegiato teatro di eventi, campo di battaglia simbolico prima ancora che reale, dove si giocarono le principali partite del potere europeo nel mediterraneo.

Barletta e Federico II

Intanto, nel 1224, dopo aver terminato la costruzione della reggia di Foggia, Federico mise mano, a Barletta, alla costruzione, sulle vestigie della rocca normanna, di una domus, ancora adesso intatta nel suo impianto architettonico sobrio e potente al tempo stesso. Ubicata nell’ala est del castello.
Tra gli appuntamenti più significativi del periodo svevo: il 25 aprile del 1228, dalla platea magna del Castello l’imperatore annunciò al mondo la partenza della VI Crociata. E fu sempre dal castello di Barletta che l’anno dopo, nel corso di quasi tre mesi (10 giugno-23 agosto) organizzò la rivincita contro il Papato e la riconquista del Regno. Nel 1230 Federico, raggiunto finalmente un onorevole compromesso col Papa, iniziò la riorganizzazione del Regno, e fra le sue prime iniziative, ci fu quella di istituire due scuole per funzionari regi, una a Melfi (generica) e la seconda a Barletta, per addetti al controllo delle finanze del Regno, che va sotto il nome di Schola Ratiocinii, che anticipò di secoli l’attuale Corte dei Conti. Specialmente all’inizio degli anni Trenta, Federico stabilì un buon rapporto con la città di Barletta e in particolare con la sua chiesa principale, S. Maria Maggiore, attraverso una serie di decisioni che contribuiranno alla crescita della principale basilica di Barletta. Intanto, secondo i più recenti studi (per tutti Pina Belli d’Elia), fu durante il periodo svevo che la chiesa madre di Barletta, di stile romanico, si elevò in altezza, sia come facciata che con i finti matronei. Ma soprattutto, nel 1234, il sovrano, da Salpi, concesse alla chiesa barlettana la Fiera dell’Assunta, una delle otto più importanti fiere del Regno, che avrebbe contribuito ad arricchire, coi suoi commerci, l’economia della città.
È di questo periodo la composizione da parte del sovrano di alcune controversione scoppiate fra l’arcipretura di Barletta e l’arcivescovado di Trani. A gennaio del 1235 risale una sua permanenza a Barletta nel corso della quale organizzò il suo secondo viaggio in Germania, dove avrebbe represso la ribellione del figlio Enrico e sposato la bella principessa Isabella d’Inghilterra.
Nel 1237 il castello di Barletta ospitò alcuni prigionieri fatti a Cortenuova,( la battaglia di Corradino….. mentre due anni dopo il Sovrano sventò un tentativo di accordo fra il papato e Venezia, diretto all’infeudamento di Barletta. E finalmente, del 1246, è l’ultimo importante appuntamento che lega il nome dell’imperatore alla città, cioè la promulgazione delle Constitutiones “Occupatis”, dal nome della prima legge, un corpo organico di leggi integrative e modificative delle Constitutiones Melfitane. E ancora, del ‘47 è una ulteriore inchiesta dell’imperatore, sulla legittimità (riconosciuta) a favore della chiesa barlettana contro quella tranese.
Grande fu il legame che unì Federico II alla città di Barletta, e quelle ricordate sono solo alcune delle volte ch’egli vi mise piede. 

Saluti e fine del viaggio.

CARATTERISTICHE DEL CAMMINO

Per ViaggieMiraggi e Puglia Federiciana il cammino è un autentico viaggio a piedi, molto di più quindi di un gesto atletico! Il senso di questa esperienza sta nell’attraversamento lento dei territori che consente di riaccendere le connessioni tra le persone, tra le quali si instaura una relazione più intima e personale; ma anche tra le persone e l’ambiente circostante per riscoprirne l’identità perduta. Muscoli, cuore e sensi sono coinvolti e il tempo ed il numero di chilometri percorsi passano in secondo piano.

Ciascun viandante vive il cammino a suo modocamminando e condividendo emozioni e sensazioni con i compagni di viaggio; un ruolo molto importante ha il silenzio, che in natura diventa ascolto di una dimensione lontana dalla nostra quotidianità, spesso permeata di rumori e distrazioni. Fondamentale è sempre il rispetto degli altri viandanti e dell’ambiente circostante.

Note di viaggio

Il presente programma può essere soggetto a variazioni, sia prima che in corso di viaggio, in base al clima, le festività, alle esigenze dei viaggiatori e delle persone che ospitano il gruppo di viaggiatori.

Si prega di comunicare per tempo eventuali intolleranze alimentari, allergie ed esigenze particolari, specialmente legate all’alimentazione (es. vegetariana/vegana).

I viaggiatori saranno ospitati in strutture di diversa tipologia (B&B, affittacamere, agriturismi); si condivideranno le camere (triple o quadruple), Qualora ci fossero necessità particolari o esigenza di non dormire nella stessa stanza con altri è possibile avere la camera doppia (il costo del pernotto sarà soggetto ad un supplemento).

Dopo la colazione si cammina e si consuma un pranzo a sacco, fornito giorno per giorno dai referenti di Puglia Federiciana.

Si cena tutti insieme in strutture ristorative convenzionate (menu completo con prodotti locali e vino).

Sono necessari: scarponcini da trekking, borraccia almeno 1 L, kway o poncho per sicurezza, zainetto per il trekking da 20/30 L, cappellino per il sole, crema protettiva, ricambi ed effetti personali.

Servizi offerti: Guida turistica/escursionistica, accompagnatore per supporto logistico, mezzo motorizzato per emergenze e trasporto bagagli.

Referente locale

Il referente locale per il pacchetto è ViaggieMiraggi. Il viaggio è accompagnato da esperte guide turistiche ed escursionistiche dell’associazione Puglia Federiciana; nel corso del viaggio le referenti di ViaggieMiraggi incontreranno i viandanti nel primo e nell’ultimo giorno di viaggio e cammineranno con il gruppo di viandanti durante una tappa del cammino.

Livello di difficoltà

Il cammino è fattibile per persone in buono stato di salute e con un minimo di allenamento. I chilometri di percorrenza potrebbero essere modificati per esigenze organizzative e in base alle condizioni meteo e dei relativi sentieri lungo il percorso.

Quando

Il programma è valido per le date: 16-22 settembre 2018.

L’itinerario è percorribile anche in più giorni di cammino, modulabile a seconda delle esigenze dei viaggiatori ed in accordo con ViaggieMiraggi.

E’ possibile iscriversi per realizzare l’intero cammino, oppure per partecipare ad una o più tappe singole.

Per maggiori informazioni vedere il documento Come viaggiamo, consultabile sul sito internet o richiedibile direttamente in agenzia.

Quanto

Quote a persona per viaggio di 7 giorni/6 notti, per un gruppo di:

VoceQuota individuale
8 persone10 persone
Quota viaggio810,00750,00

PER I DETTAGLI SULLA SCHEDA PREZZO TRASPARENTE CONTATTARE L’AGENZIA

Il costo totale espresso comprende:

  • 6 pernottamenti con colazione
  • 5 pranzi al sacco
  • tutte le cene, esclusa quella del settimo giorno
  • guida turistica ed escursionistica durante le 5 tappe di cammino
  • accompagnatore per supporto logistico, mezzo motorizzato per emergenze e trasporto bagagli
  • visita guidata di Bari, Museo Jatta, Castel Del Monte, Canne della Battaglia e Barletta, compresi gli ingressi ai musei
  • transfer Castel del Monte/Canne della Battaglia/Barletta
  • compensi di intermediazione
  • assicurazione UISP (per i dettagli chiedere in agenzia)

Il costo totale espresso non comprende:

  • il viaggio di andata e ritorno
  • transfer da Aeroporto o Stazione di Bari alla struttura e da Barletta ad Aeroporto/Stazione di Bari
  • pranzo e cena del settimo giorno
  • supplemento per l’acquisto di un’assicurazione medico-bagaglio alternativa a quella proposta
  • assicurazione annullamento Filo diretto Assistance acquistabile in agenzia entro 32 giorni prima della partenza o in concomitanza con l’iscrizione al viaggio
  • spese personali, extra in genere e quanto non espresso nelle voci sopra indicate

Le quote sono soggette a riconferma al momento della prenotazione.

Condizioni di realizzazione

Il numero minimo di partecipanti richiesto per la realizzazione del viaggio è di 8 persone. Il viaggiatore sarà informato 15 giorni prima della partenza del raggiungimento o meno del numero minimo di partecipanti.

Informazioni

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