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Il blog di VeM

Bando Rete VeM – Conosciamo i Progetti | PERÙ

Bando Rete VeM – Conosciamo i Progetti | PERÙ

9 Aprile 2026

Scopri i progetti vincitori del bando attraverso cui ViaggieMiraggi supporta finanziariamente associazioni della Rete di Turismo Responsabile!

Per conoscere meglio i Progetti vincitori del Bando Rete VeM, abbiamo chiesto alle associazioni di presentarsi attraverso un breve intervista.

Parliamo di Perù!

Presentare la propria associazione

Tradesjaa è il nuovo nome con cui ci identifichiamo formalmente. Racchiude il lavoro di circa due decenni (volontario e retribuito) in cui spiccano: l’accompagnamento a giovani organizzati, la formazione alle cooperative della selva centrale legate al commercio equo e solidale, l’affermazione dell’organizzazione interdistrettuale di donne dei quartieri popolari per la salute e contro la violenza di genere, la realizzazione di viaggi interculturali Canada-Perù e Italia-Perù, la creazione di collettivi autonomi di adolescenti nelle zone popolari e l’elaborazione ed esecuzione di progetti economico-sociali con il Seminario di Economia Sociale, Solidale e Popolare (SESSP) dell’Universidad Nacional Mayor de San Marcos (UNMSM).

Abbiamo iniziato a lavorare nel 1999, nel 2018 le nostre azioni sono diminuite, e nel 2020 con la pandemia si sono interrotte; abbiamo ripreso nel 2023 riattivando la nostra alleanza e lavorando con il SESSP-UNMSM, e nel 2025 ci siamo ricostituiti come associazione. Il direttivo attuale è composto da persone che fin dall’adolescenza hanno partecipato da protagonisti alle nostre attività. Il nostro operato come organizzazione è orientato e ha come visione la promozione di transizioni decoloniali e delle nuove realtà, ovvero l’affermazione di processi e proposte locali che stanno costruendo vie d’uscita alternative alla colonialità del capitalismo e della modernità eurocentrica, in sintonia con ciò che in America Latina e tra i popoli originari viene sentito come transmodernità e Sumak Kawsay (il “Buen Vivir”).

Presentarsi e raccontare come è arrivato ad occuparsi di questo progetto

Mi chiamo Jorge Jaime Pajares Medina, sono nato a Lima, capitale del Perù. La mia famiglia paterna è di Trujillo, sulla costa nord, zona delle culture originarie Moche e Chimu. Da parte di madre la mia famiglia è della sierra sud, di Arequipa, una città andina con una forte presenza ispanica coloniale. Fin dall’età di 13 anni ho partecipato ad azioni comunitarie a sfondo sociale, prima come membro e poi organizzandole. Ho studiato psicologia sociale presso l’Universidad Nacional Mayor de San Marcos e successivamente ho seguito corsi di amministrazione, elaborazione e gestione di progetti, e gestione socioculturale.

Ho orientato la mia pratica professionale e la mia scelta sociale all’affermazione delle azioni e delle agende di movimenti, organizzazioni e collettivi sociali; alla ricerca su temi di psicologia politica; e alla diffusione interculturale dei problemi del nostro Paese e delle azioni di emancipazione delle nostre popolazioni organizzate. Questo mi ha portato a lavorare con ONG di sviluppo, organizzazioni sociali di vario livello, cooperative del commercio equo e solidale nella selva centrale e alcuni programmi sociali dello Stato. Nel 1999 ho promosso la formazione del collettivo Dehujanm (ora Tradesjaa).

Nel 2003, insieme a una collega del Movimiento de infancia trabajadora (Ela) e a un amico di Nats Treviso, abbiamo iniziato un’esperienza di viaggi interculturali Italia-Perù. Nats Treviso ci ha presentato a VeM, con cui abbiamo iniziato a lavorare nel 2004 fino al 2018. A fine 2023 ho ripreso la collaborazione con il SESSP dell’Università San Marcos concentrandomi sulla linea “Connessioni che Trasformano”. In questo contesto ho ripreso il contatto con le problematiche delle cooperative della Selva Centrale (come la deforestazione) e con i bisogni delle donne organizzate nel prendersi cura in modo interculturale della foresta e delle loro famiglie. Nel 2025, tramite Irene (VeM), vengo a conoscenza del fondo della Rete VeM e ne parlo con le dirigenti del CODEMU della Cooperativa Pangoa e con il SESSP; ricevendo risposte positive, abbiamo elaborato e candidato il progetto che è stato ammesso.

Se il vostro progetto fosse un verbo, quale sarebbe? Un’azione che racconta cosa vuole fare davvero  

CAMMINARE: Il progetto cerca di fare e imparare insieme. Non cerchiamo di “formare” o “intervenire”, ma di camminare verso l’appropriazione complementare di saperi e pratiche interculturali di cura della foresta; camminare verso la produzione di strumenti per gestire azioni di transizione ecosociale; camminare in relazioni eque intessendo organizzazione sociale.

Riguardo all’azione: un gruppo di donne del CODEMU sta identificando, con il supporto di un membro dell’etnia Asháninka, piante e semi locali per restaurare le foreste nelle fincas (tenute agricole) della cooperativa. Il progetto consoliderà questa esperienza in un manuale grafico per permettere loro di appropriarsi della sua realizzazione e condividerla, affermando una risposta integrale alla deforestazione generata dalle donne stesse.

Come bilanciate il rispetto delle culture locali con gli obiettivi e i valori del progetto? C’è un aspetto della cultura locale che vorresti assolutamente valorizzare nel progetto?”

Le donne che fanno parte del CODEMU e della cooperativa Pangoa provengono da comunità indigene dell’Amazzonia, migranti andini o figlie di migranti andini istruite nella zona urbana locale. Le culture che portano e considerano nel progetto sono tre: Amazzonica Asháninka; cultura originaria della zona. Andina; migranti arrivati a partire dalla seconda metà del XX secolo attraverso le politiche di popolamento dello stato e la rivendita del caffè (sono considerati coloni dalle culture originarie). Occidentalizzata (non occidentale), incarnata nel cooperativismo come forma di relazione tra produttori, natura e mercati; molto affermata e diffusa nella zona della foresta centrale. In questo contesto, ci sono tre modi in cui bilanciamo il rispetto delle culture locali con gli obiettivi e i valori del progetto.

La prima: il progetto è stato elaborato a partire dal dialogo di bisogni e proposte con le donne del CODEMU e abbiamo assunto come contesto base i processi di interrelazione uomo-natura e uomo-uomo che esse stanno concretizzando. Prendersi cura delle foreste intrecciando conoscenze e pratiche delle “tre culture” di cui sopra, come modo per prendersi cura delle loro famiglie e lavorare nella cooperativa.

La seconda: lo sviluppo degli strumenti che il progetto metterà in atto (per tracciare e gestire le sue azioni di transizione, monitorare la cura e il ripristino delle foreste che realizzano e diffondere le loro azioni e proposte attraverso un circuito turistico responsabile economico sociale) sono fondamentalmente amichevoli (rispettose del loro modo di fare), affermanti dell’articolazione interculturale che stanno concretizzando e in prospettiva, generanti condizioni affinché condividano la loro esperienza con altre organizzazioni e dialoghino proposte con la cooperazione internazionale, il commercio equo e programmi locali dello stato.

La terza: le interrelazioni, l’informazione e i dialoghi, CODEMU-cooperativa, sono orientati ad influenzare la struttura della colonialità del potere (A. Quijano) che pone il cooperativo “moderno” al di sopra dell’andino e amazzonico, e l’andino al di sopra dell’amazzonico. In questo contesto, particolare enfasi sarà posta sul rafforzamento della voce delle donne nelle comunità locali, dei loro valori etnici e delle loro proposte.

Ora, come già menzionato, ci sono tre forme di cultura locale che prendiamo in considerazione, ognuna delle quali ha un aspetto che desideriamo sottolineare:

Le cure e i rapporti con la natura propri delle etnie amazzoniche, modalità storicamente convalidate da diverse etnie in tutta l’Amazzonia; in questo progetto quelli della cultura locale originaria Asháninka. La complementarità propria della razionalità andina, come elemento che permette un’integrazione rispettosa e valorizzante tra le pratiche di relazione con la Mamapacha e le pratiche e i saperi delle culture amazzoniche. I valori cooperativi di equità e solidarietà, e, i principi di preoccupazione per la comunità e controllo democratico, come elementi che permettono alla cooperativa di articolare e articolarsi ai processi che le donne del CODEMU hanno affermato.

Immaginiamo di tornare sui luoghi del progetto tra qualche anno: cosa speri che ti raccontino le persone che oggi stanno aspettando che tutto cominci?

Spero che dicano che stiamo gestendo bene le nostre attività di transizione ecosociale, che contribuiscono a migliorare la vita delle nostre famiglie. Che ne abbiamo avviate di nuove e stiamo condividendo le lezioni apprese con altre organizzazioni di donne cooperative e delle comunità amazzoniche. Che la cooperativa ha già accettato la nostra proposta interculturale per prendersi cura della foresta e delle nostre famiglie, hanno incluso alcune di queste azioni nei loro piani e budget; riconoscono che l’iniziativa è nata dal nostro comitato. Che c’è un’agenzia di cooperazione internazionale che ci ha dato supporto e i responsabili dei programmi dello stato che qui operano conoscono già le nostre proposte. Che è bello rimanere in contatto con voi.

Se dovessi paragonarti a un animale simbolico del territorio in cui si svolge il progetto, quale sceglieresti… e perché ti rappresenta in questa fase del progetto?

Come zona (spazio geografico) e luogo (incontro di storie, spiritualità, esperienze, problemi, soluzioni e aspirazioni) sarebbe il COLIBRÌ. Il colibrì fa parte delle nostre culture originarie e della nostra attualità. Nelle tradizioni del popolo Asháninka (tsonkiri) è colui che porta il tabacco, cioè aiuta a trasferire saperi e pratiche tra sciamani, persone in generale, natura e mondo spirituale. Nel mondo andino (qenti) è un connettore agile e resistente che vola dall’ande all’Amazzonia e viceversa, trasferisce pensieri ed esperienze degli uomini e messaggi degli Apus, attraversa il mondo di qui e il mondo spirituale. Come parte della nostra attualità (picaflor) è uno degli 8 uccelli considerati emblematici dallo stato peruviano, poiché il loro trasporto di polline contribuisce a mantenere le foreste; nell’immaginario collettivo attuale è associato alle buone notizie, alla valorizzazione della natura e al trattamento attento.