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I colori del mondo contro il razzismo

I colori del mondo contro il razzismo

2 luglio 2018

Un articolo a cura di Stefania Persico

Stefania Persico

Ci sono cose verso cui non si può restare indifferenti, quando poi accadono a persone che hai conosciuto e apprezzato durante il lavoro l’amarezza o anche se vogliamo la rabbia è doppia. Qualche giorno fa (martedì 19 giugno) a Napoli è stato aggredito un ragazzo 22enne del Mali, Bouyagui. Di notte mentre tornava da lavoro, due persone da un auto in corsa gli hanno puntato un’arma e sparato mentre lui attraversava la strada. Si è trattato di un fucile ad aria compressa che gli ha provocato una contusione. Più della ferita fa male il gesto: un tiro al bersaglio contro ‘il nero’, un atto razzista generato dal crescente clima di violenza in Italia, un clima di violenza che è lontano anni luce dal mondo che con i nostri viaggi cerchiamo di costruire: un mondo di culture che si incontrano, di popoli che camminano insieme, di mari aperti e confini inesistenti.

Bouyagui lo abbiamo conosciuto e apprezzato in una di queste occasioni, durante un bel viaggio organizzato assieme a Radio Popolare a Napoli, a maggio dello scorso anno.  Da Bouyagui eravamo andati a cena. Lui e gli altri suoi colleghi cuochi del Catering multientico Tobilì ci avevano accolti in un ex lanificio nel cuore di Napoli. Avevamo trascorso una bella serata gustando piatti della Somalia (sambusi) del Libano (tabbuleh) del Mali (tji gnagnate). Una tavola con tante storie da diverse parti del mondo: le storie di quei piatti, come ad esempio quella del tji gnanate, chiamato il piatto del presidente, perché essendo a base di carne lo possono mangiare solo i ricchi: presidenti e direttori generali, e le storie dei cuochi che li avevano preparati. Come quella di Bouyagui, scappato dalla guerra in Mali ancora minorenne. Grande sensibilità, talento per la cucina e impegno per l’incontro tra culture: in Italia, a Napoli, accolto dalla Less- Onlus Impresa sociale, ha trovato la sua strada attraverso la cucina.

Il mondo che ci piace è quello che persone come Bouyagui e i suoi colleghi della cooperativa di catering multietnico cercano di costruire: dove le culture sono i colori del mondo, le differenze arricchiscono, le persone sono libere di viaggiare, di incontrarsi e arricchire a vicenda le proprie vite, di attraversare liberamente paesi e confini.

La Napoli che ci piace raccontare è multiculturale e accogliente per vocazione e in cui ci impegnamo affinché rimanga tale. Dalla Cooperativa Tobilì, ad esempio, è nato lo spazio  Kikana, che in bambara, vuol dire vieni, qui appunto accoglienza, uno spazio di condivisione delle culture attraverso il cibo, la musica ed altre espressioni artistiche.