Il blog di VeM
Sicilia | L’isola degli invisibili: racconto di viaggio a Lampedusa
17 Novembre 2025
Un articolo a cura di Piero Maderna
Direttamente dal blog Macondo Express di Piero Maderna, il racconto del viaggio di tre giorni a Lampedusa con Radio Popolare
Lampedusa: due ore di volo da Milano e sei già proiettato nel punto più a sud d’Italia e per poco non d’Europa (c’è un’isoletta greca a sud di Creta che si chiama Gozzo, 150 abitanti, ed è più a sud). Comunque siamo più a sud di Tunisi; la costa tunisina, che dista solo 100 km o poco più, è più vicina della Sicilia, che è a 200 km. A 300 km c’è la Libia: anche questa non è una distanza impossibile, lo sappiamo bene. O meglio, è una distanza breve se voli sull’acqua a bordo di un veloce aliscafo, ma è un viaggio che può diventare spaventosamente eterno se sei su un barcone scassato che imbarca acqua e va alla deriva dopo aver perso il motore. Qui c’è la porta d’Europa, ma è una porta che da anni è sbarrata. Il Mediterraneo centrale è la rotta migratoria più letale al mondo, nelle sue acque almeno 25.000 persone hanno perso la vita dopo quel tragico 3 ottobre 2013 che viene ricordato ancora oggi come il giorno della strage del mare che sembrava aver risvegliato le coscienze: 368 morti. Ma il risveglio è durato ben poco.
Noi siamo qui, in questo ottobre di 12 anni dopo, per ricordare quel 3 ottobre, per riflettere e per cercare di capire qual è la situazione di oggi. Il viaggio è organizzato da Radio Popolare con ViaggieMiraggi; il gruppo, composto da 14 persone, è guidato da Andrea Cegna, giornalista freelance per testate come Il Manifesto, il Domani e il Fatto Quotidiano, Radio Onda d’Urto, la stessa Radio Popolare […] E quindi, insomma, le premesse per qualcosa di molto interessante ci sono tutte. Ci farà sicuramente anche un po’ male, perché in un luogo come questo chi è come noi non può non sentire anche un po’ sulla propria pelle il peso dell’ingiustizia e della sofferenza di tanti esseri umani. Ma penso che torneremo arricchiti. E allora fine della premessa, cominciamo a raccontare il viaggio.
Domenica 19 ottobre 2025
Essendo arrivati nel tardo pomeriggio, abbiamo avuto giusto il tempo di sistemarci al Camping della Roccia che ci ospiterà per queste tre notti, di conoscere Andrea, la signora inglese (ma lampedusana d’adozione) che lo gestisce e di prendere un minimo di confidenza con i panorami e il clima dell’isola, che senza dubbio è molto diverso da quello di Milano, ed ecco che è già tempo di uscire per andare al primo appuntamento, che è quello con Giusi Nicolini, ex sindaca PD di Lampedusa […]
Ora il turismo – dice Giusi – è la prima risorsa dell’isola e ammazza tutto il resto. Una volta la flotta di pescherecci di Lampedusa era la terza della Sicilia, ora molte di quelle barche sono diventate barche turistiche: si fatica molto meno e il guadagno è decisamente superiore. È anche per questo che i migranti devono sparire, per non turbare chi viene qui in cerca di svago, di sole e di mare. La chiusura alle migrazioni è un fenomeno europeo, non solo italiano, ma nello specifico l’atteggiamento della popolazione dell’isola è stato fortemente influenzato dalla crescita del turismo che si è vista negli ultimi anni.[…]
Lunedì 20 ottobre 2025
L’appuntamento della mattinata di oggi è quello con Mediterranean Hope, una ONG che svolge un fondamentale lavoro qui a Lampedusa e che è stata fondata dall’Unione delle chiese evangeliche italiane all’indomani del disastro del 3 ottobre 2013. Hanno un piccolo ufficio al porto vecchio, ed è lì che li incontreremo; ma, dato che dentro lo spazio è poco e che la giornata calda, quasi estiva, lo permette ampiamente, ci mettiamo tutti seduti in cerchio fuori per ascoltare Francesca, una delle operatrici.
[…] Il senso del loro lavoro qui – ci spiega Francesca – è di essere solidali con le persone che arrivano, ma di farlo costruendo delle pratiche dal basso, quindi cercando di radicarsi nel contesto locale, e questo è il motivo per cui il loro osservatorio è attivo tutti i giorni dell’anno, a differenza di altri che hanno un obiettivo più “di missione”, legato a un momento specifico. Una grande parte del lavoro è ovviamente essere vicini a chi arriva, e in questo momento ciò si traduce nella loro presenza nello spazio del molo Favaloro, che è la zona militare, dove perciò si può entrare solo con apposita autorizzazione, dove avvengono la maggior parte degli sbarchi, dove cioè le barche dei migranti vengono accompagnate dopo essere state intercettate dalla guardia costiera o dalle navi delle ONG.[…]
C’è un altro appuntamento importante, quello con la visita al cimitero di Lampedusa. Ci fa da guida Paola la Rosa, avvocata e attivista del Forum Lampedusa solidale, che ci spiega come da anni lei e il suo gruppo si occupino di provare a ridare un nome e una storia ai morti senza nome di questo cimitero. […] Chi arriva qui, sia da vivo che da morto, spesso è senza documenti. E invece il nome è importantissimo, perché se cerchi un nome trovi anche una storia, e se una persona ha un nome e una storia non è più un numero, non te la dimentichi; così si rompe il meccanismo della disumanizzazione. Chi fa queste ricerche, quando riesce a trovare un nome e una storia, è come se ne diventasse responsabile, se si facesse carico del compito di farla conoscere, quella storia. […] Prima di uscire dal cimitero, mentre il tramonto accende di rosso il cielo di Lampedusa, tutti a turno abbracciamo Paola, che non vuole che la si ringrazi per quello che fa ma gli abbracci sì, li accetta. Non vuole essere ringraziata intanto perché non vuole personalismi, ci tiene a dire che non è lei ma è un gruppo che fa quel lavoro. E poi, giustamente, vuole che al centro non ci siano loro ma ci siano le storie dei migranti, quelle storie che hanno cercato e trovato col preciso scopo di farne una denuncia delle politiche miopi e disumane di cui sopra. Io le chiedo dove possiamo trovarle, tutte le altre storie che non ha potuto raccontarci oggi, e così scopriamo che presto uscirà un libro fotografico dove saranno raccolte, un libro che – precisa – non avrà un autore, proprio perché nessuno di loro vuole comparire, ma sarà di tutti e per tutti. Un libro da non perdere per chi vuole restare umano in questi tempi difficili. […]
Martedì 21 ottobre 2025
Oggi avremmo dovuto passare la mattinata all’isola dei conigli, ma dato che il meteo sembra più favorevole nel primo pomeriggio abbiamo cambiato un po’ il programma, spostando alla mattina il giro dell’isola in pullmino.
L’isola non è molto grande: è lunga meno di 9 km e larga 3,5 km, per una superficie di poco più di 20 km2. Girandola ci si rende conto della bellezza delle sue falesie, ma anche di quanta parte dell’isola sia inaccessibile perché zona militare.
Per la sua posizione al centro del Mediterraneo, Lampedusa ospita diversi habitat di grande interesse naturalistico e numerose specie faunistiche e botaniche rare, tra cui alcune endemiche, che si trovano solo qui. Una di queste è l’incensaria di Lampedusa, una pianta vischiosa diffusissima in tutta la parte occidentale dell’isola. C’è anche una colonia di una specie protetta di falchi chiamata “Falco della Regina”; sono migratori che svernano in Madagascar e si riproducono qui.
La riserva naturale “Isola di Lampedusa”, istituita nel 1995 dalla Regione Sicilia, è affidata in gestione a Legambiente Sicilia, mentre l’area marina protetta “Isole pelagie”, istituita nel 2002 dal Ministero dell’Ambiente, è in gestione “provvisoria” al Comune.[…]
Finito il giro, un altro pranzetto stile street food al nostro campeggio, un caffè e siamo pronti per andare finalmente alla spiaggia più bella dell’isola, quella che si trova di fronte all’Isola dei Conigli.
Qui, Legambiente ha realizzato un progetto di rinaturalizzazione delle aree adiacenti al percorso di accesso e del versante retrostante la spiaggia. Tutta la zona era infatti priva di vegetazione a causa delle manomissioni apportate dall’uomo in passato: il passaggio e parcheggio dei mezzi motorizzati, il calpestio, i gravi problemi di dissesto idrogeologico determinati dall’apertura abusiva della strada. Insieme ai lavori di recupero ambientale e alla ricostituzione del sentiero di accesso, sono state messe a dimora oltre 10.500 piante di specie autoctone, così oggi lungo il percorso si possono vedere esemplari tipici della macchia mediterranea tra cui carrubo, lentisco, ginepro, olivastro, cappero. Nell’area dei Conigli sono state inoltre propagate specie che erano rimaste presenti sull’isola con pochi esemplari, come il mirto e il corbezzolo.[…]