Il blog di VeM

Occhi stupefatti a Hluhluwe
Foto di Sole Onlus

Sudafrica | Occhi stupefatti a Hluhluwe

31 Agosto 2022

Un articolo a cura di Paola Taboga

Paola Taboga

Dopo il blog post dedicato a Cape Town, la nostra viaggiatrice Paola racconta di sensazioni e riflessioni fatte in un altro asilo, durante il viaggio in Sudafrica di quest’estate con Sole Onlus

Le nostre auto seguono quella di Tracy la nostra fantastica host di Hluhluwe, dove alloggiamo. Ci sta portando all’asilo di Sifisosethu Creche che Tracy si ripropone di sostenere.
Arriviamo in un posto tutto diverso dall’altro asilo – quello di Ulwazi – che abbiamo visitato in una delle township di Cape Town, il nostro primo giorno.
Di fatto, l’asilo è una baracca messa piuttosto male. Noto qualche buco nel tetto, mi chiedo come facciano quando piove. I bambini sono seduti su delle seggioline messe in fila indiana nello striminzito cortile antistante quella costruzione piccola e fatiscente.

Tante paia di occhi stupefatti ci fissano dal basso. Non osano parlare, qualcuno sembra sospettoso o addirittura impaurito.
La nostra Cristina, come già l’altra volta, prova a farli giocare invitandoli a ripetere le sue filastrocche. Non è così semplice coinvolgere questi bambini che sembrano decisi a rimanere seduti e in silenzio.
Ci sono due donne ferme in un angolo. Saranno le maestre, penso. Sono volontarie invece e verrà specificato che, venendo a prestare questo servizio, riescono a mettere insieme un pasto.

Tracy e la direttrice raccontano il loro dream project. Oltre a riparare e allargare quella sorta di capanno, vorrebbero creare un giardino/luogo di gioco, lo spazio c’è e ci portano a vedere dove potrebbe sorgere. Ma occorrono parecchi permessi. E servono tanti soldi. Qui i costi delle infrastrutture sono piuttosto alti. Chissà perché immaginavo – o mi illudevo – che potessero fruire di qualche agevolazione.
Intanto, gli sforzi di Cristina sono riusciti a trascinare qualche bambino a ripetere con lei quelle canzoncine. Ma non sembrano giocare, pare che eseguano un compito. E qualcuno ancora si nasconde a testa bassa, quasi non voglia vederci o preferisca nascondersi. Chissà cosa pensano di noi. Mi chiedo perché abbiamo sempre la presunzione di essere interessanti: solo perché siamo ricchi?
Mentre salutiamo, non posso evitare di notare una bella villa bianca con ampie vetrate che si staglia sulla collina in mezzo alle altre case. Che sono tutte piccole. Misere.
È di qualcuno di qui, mi viene spiegato, uno che fa politica e che ha voluto mostrare a tutti di avercela fatta.

Scritto da Paola Taboga