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Racconto di un viaggio sulle Tre Cime di Lavaredo – 1° Parte

Veneto | Racconto di un viaggio sulle Tre Cime di Lavaredo – 1° Parte

17 ottobre 2018

Il nostro referente di ViaggieMiraggi, Giulio, ci racconta la sua esperienza di viaggio sulle spettacolari Tre Cime di Lavaredo, uno dei gioielli naturalistici più affascinanti del nostro paese…

Credo che non si possa godere appieno la montagna senza passare dall’alba. A mio avviso il momento più intimo, genuino, vero. Arriva la luce, che matura ed evolve, accarezzando e sfumando le pareti e i boschi sottostanti. Gli enormi e sempre più rari spazi di silenzio vengono attraversati unicamente dai canti della natura.

Svegliarsi in uno dei rifugi che circondano Misurina è un incanto. La luce dell’alba definisce le forme, talvolta armoniche altre volte ruvide e fredde, dei gruppi del Sorapiss e del Cristallo, fino alla Marmolada: superano i 3000 metri, eppure il rosa che all’alba illumina le loro pareti li rende piacevoli, morbidi, umani.

Guardando a valle si scorge il lago di Misurina, ancora sonnolento, senza il via vai di auto. Una fitta nebbia inizia ad agitarsi e invade tutta la vallata. Vederla dall’alto è affascinante ed è come se facesse galleggiare i fitti boschi e più su le rocce.

Scendiamo verso il lago, attraversando un grande bosco di larici e pini cimbri. Nel mezzo sentieri che si alternano ad una pista da sci e al “solito” impianto di risalita, a carrarecce e sentieri per mountain bike. Anche nel bosco fitto e apparentemente incontaminato si propaga la presenza dell’uomo e delle sue esigenze di svago, a volte solo capricci.

Ci spostiamo lungo il lago, superiamo la sua conca, svoltiamo sulla destra e ci incamminiamo lungo la prima salita seguendo le grandi indicazioni stradali. Una segnaletica che stona indica le Tre cime, ma sembra destinata ad auto, moto e caravan. E infatti siamo noi e pochi altri ad “accodarci” a loro, ai margini della strada asfaltata. In alto già intravediamo il versante sud delle Tre Cime, il cui profilo è totalmente diverso rispetto a quello settentrionale, il più celebre. Sarà lunga ma agevole. Circa 600 metri di dislivello e 18 chilometri di cammino, quota massima 2450m. Sarà soprattutto una giornata dal cielo blu e limpido, nella quale saremo liberi dall’orologio e dal telefono.

Raggiungiamo dopo pochi minuti il primo grande parcheggio a pagamento, oltre a quello unicamente per camperisti. Tra la ghiaia e i prati in un piccolo recinto ci sono due asini, fuoriluogo, quasi a fare da mascotte. Superate queste aree subito dopo entriamo nel bosco, seguiamo piccoli sentieri che si alternano alla strada. Giungiamo finalmente al “casello” con la sua sbarra, luogo emblematico per la filosofia che caratterizza questo luogo: il pagamento di un pedaggio consente di raggiungere il noto Rifugio Auronzo, che è anche la nostra prima tappa, comodamente in auto.

Prima del casello svoltiamo sulla destra lungo il sentiero di avvicinamento-101. L’atmosfera del bosco è piacevole, si rivivono la quiete e l’intimità dell’alba. Man mano che si sale, il sentiero si apre, gli ultimi arbusti lasciano il posto a panorami sempre più profondi e a cime sempre più numerose.

Costeggiamo pareti friabili, con numerosi massi sottostanti, guardandole dal basso in alto. Per poi trovarci pochi minuti dopo, poco più in là alla loro stessa altezza e poi ancora più in alto, rovesciando le percezioni e le proporzioni.

Il rifugio è poco sopra di noi e dietro di lui la parete sud delle Tre Cime si fa sempre più imponente. Si incrocia più volte la strada asfaltata, ma si ha modo di proseguire lungo i sentieri sempre più stretti e rocciosi. Una leggera pendenza e il sole ci mettono un po’ alla prova, ma gli splendidi scenari circostanti ripagano ogni sforzo.

 

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