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Racconto di un viaggio sulle Tre Cime di Lavaredo – 2° Parte

Veneto | Racconto di un viaggio sulle Tre Cime di Lavaredo – 2° Parte

29 ottobre 2018

Seconda puntata del racconto di viaggio del nostro referente di ViaggieMiraggi, Giulio, alle Tre Cime di Lavaredo. Per leggere la prima parte della sua esperienza clicca qui.

Finalmente si raggiunge l’Auronzo. Ci si affaccia su un panorama splendido che vede in primo piano gli aguzzi monti del gruppo dei Cadini e poi sullo sfondo il gruppo del Sorapiss e quello del Cristallo visto da una prospettiva diversa. Con noi ciclisti e camminatori, italiani austriaci e tedeschi. Intravediamo anche alcuni coreani, che andiamo a conoscere.

Riprendiamo il cammino lungo il sentiero est, che conduce al rifugio Lavaredo e che taglia la parete: a sinistra pareti ripide, aride, con massi minacciosi. A destra si scende fino a raggiungere la verde e profonda vallata che giunge fino alla lontana Auronzo. Dall’altra parte della valle spiccano sempre di più i Cadini.

Poche centinaia di metri per raggiungere il rifugio Lavaredo, a est delle Tre Cime. Luogo già di incanto. Per salire scegliamo il sentiero più ripido, sotto le pareti, che in pochi minuti ci fa scorgere e poi accarezzare la Cima Piccola, giungendo alla sua base. Si apre davanti a noi tutta la vallata a nord, con le Tre Cime ancora ben nascoste sul lato sinistro che lasciano momentaneamente il ruolo di protagoniste ad altre stupende montagne sullo sfondo. Ci intratteniamo con due alpinisti toscani, che ripongono corde e moschettoni. Il sudore, la stanchezza e i segni del Sole di due persone che hanno appena terminato l’arrampicata di una delle torri. Atteggiamento mite e umile il loro, ma consapevoli dei rischi e delle fragilità di molte rocce. “Ogni volta è una lotteria” mi dicono. E pure si va avanti, ognuno per la propria strada, consapevoli dei propri limiti, ma con la giusta e indispensabile dose di azzardo.

La bellezza vera è tale se persiste nei vari punti di vista. Questo è senza dubbio la sensazione che ti offrono le Tre cime di Lavaredo, soprattutto dal famoso versante nord. Immagino che in tanti non vorremmo cadere nella facile retorica. Le Dolomiti sono ricche di forme e paesaggi fantastici. Ma le Tre Cime ti conquistano, sono uniche. E trasformano ogni considerazione in oggettività.

Proseguiamo lungo il 101, costeggiando il grande Monte Paterno, in un paesaggio aspro e roccioso, spesso lunare, che si alterna a collinette dagli spazi morbidi e verdi, con larici e pini isolati. In fondo e leggermente più in alto, il rifugio Locatelli ci aspetta a poco più di un chilometro in direzione nord.

Le Cime gradualmente si svelano, con un crescendo di piacere e di maestosità. La visione diventa completa seppur leggermente di profilo, arrivati al Rifugio Locatelli. Cumuli di nuvole impetuose che arrivano da est si infrangono sulle rocce e spariscono, lasciando la vallata di mezzo pulita e nitida. Le Tre cime sembrano quasi piccole, immerse in un contesto dove è possibile scorgere a 360°vette multiformi, molto spesso sopra i 3000m, venete, trentine, austriache. Anche se qui di confini e barriere non ne vediamo, se non quelle offerte dalla natura, questa fu un’area molto strategica durante la Grande Guerra.

Rifocillati e riposati scendiamo dal Locatelli, prendiamo il sentiero 105, spostandoci verso ovest. E’ lungo questo tratto che le Tre cime regalano un crescendo di sorprese. Infatti passo dopo passo ci si avvicina e allo stesso tempo si raggiunge una visuale centrale. Rendiamo giustizia alle proporzioni e alle forme delle immense Cime, che spiccano fino a 600m di altezza, sfiorando i 3000m. E’impossibile non soffermarsi, sedersi o stendersi sul prato. Rallentare, contemplare in silenzio, immaginare.  I raggi solari che spezzano le nuvole e i giochi di luce regalano colori che variano continuamente dal bianco al roseo, fino a grigi con molte sfumature.
Camminando tra le alture circostanti lo spettacolo è impagabile. Sembrano esserci tante cime a circondare e vigilare sulle Tre cime. Prima di tutto il Paterno, il cui nome -pur consapevole della forzatura e della fantasia del paragone- non sembra per nulla fuoriluogo.

Rientriamo lungo il costone occidentale. Ci concediamo lentamente le ultime ore di luce e gli ultimi scorci che guardano verso la Croda Rossa d’Ampezzo e poi giù, fino al lago di Misurina e ai suoi boschi. Per poi raggiungere nuovamente il rifugio Auronzo e scendere a valle.

To be continued…