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Viaggio a Bali, la bellezza di un sorriso nell’isola degli dei

Indonesia | Viaggio a Bali, la bellezza di un sorriso nell’isola degli dei

14 maggio 2018

Come si fa turismo responsabile a Bali? Dopo la video intervista dello scorso anno (qui sotto l’estratto), stavolta abbiamo chiesto alla nostra Giulia di darci alcune suggestioni dal viaggio che vi aspetta questa estate! Curiosi? Leggete qui!

Ciao Giulia! L’anno scorso ci hai parlato del fatto che i punti di forza dei balinesi sono la bellezza della condivisione, i sorrisi e la possibilità di parlare con loro di qualsiasi cosa. Con queste premesse, quali attitudini pensi il viaggiatore dovrebbe lasciare a casa e quali invece dovrebbe mettere in valigia, per entrare davvero in profondità con il popolo dell’isola?

Il viaggiatore dovrebbe avere una profonda voglia di conoscere senza interpretare troppo, aprirsi agli altri in modo empatico (anche perché ci si troverà spesso di fronte a persone che non parlano inglese, per esempio), avere molta curiosità, avere voglia di vivere solo il momento, sorridere, farsi trasportare dalla situazione, avere voglia di provare qualcosa di diverso, ma che alla fine è molto più simile di quello che si pensi.

Molti dei progetti che si incontrano durante il viaggio interessano il settore dell’artigianato. Che cosa significa per i balinesi esercitare mestieri nei quali è richiesto il lavoro delle mani?

La realtà balinese, così come quella indonesiana in generale, è basata sull’artigianato, che è uno dei fondamenti dell’economia. L’arte balinese è legata alla religione, ai templi, ai re e quindi alla corte (anche se ora i re non ci sono più). Vi è una grande attenzione per la bellezza, per l’estetica. L’artigianato rappresenta un’attrattiva per i turisti, oggi le lavorazioni tradizionali vengono rivisitate per farle diventare più moderne. A Bali vi è una via intera di 6 km per l’artigianato!
Io ho visto la bellezza della loro forma di manualità: è un atto tranquillo al quale ci si dedica giornate intere. È un processo molto intimo di creazione. Lì non si corre dietro all’orologio. Personalmente sono molto attratta dal livello di capacità tecnica e dalla filosofia di realizzazione del prodotto.

Avendo accompagnato diversi viaggi, ci potresti raccontare qualche momento particolare di incontro tra viaggiatori e popolazione locale o tra i viaggiatori e i progetti che si vanno a visitare?

Il viaggiatore è felice quando riceve piccole attenzioni molto semplici, per esempio quando i balinesi ti sorridono per strada. All’inizio del viaggio mi accorgo che i viaggiatori possono sentirsi smarriti ma, poi, si abbandonano a una piacevole serenità. Per esempio quando si visita il quartier generale del fair trade e si conosce Agun, una persona molto carismatica che trasmette allegria: un incontro con lui risolleva sempre gli animi!
I balinesi ormai sono abituati ai viaggiatori. Reagiscono bene, sono armonici, ospitali, anche se talvolta gli artigiani possono sembrare chiusi mentre in realtà sono solo timidi. A volte ci rivolgono domande per informarsi su un mondo che non conoscono molto.

Come puoi descrivere invece la tua esperienza personale in Indonesia?

Prima sono stata a Bali, poi ho vissuto anche in altri posti. All’inizio Bali non mi è piaciuta molto perché è molto turistica. Dopo ho iniziato a rendermi conto delle bellezze, sia a livello umano che di artigianato e di tradizioni. Ho vissuto il più possibile in situazioni locali, mi sono immersa nella realtà e a quel punto mi sono fatta rapire. Ho imparato tante cose che mi hanno cambiato interiormente.

In seguito ho vissuto a Giava e mi sono resa conto che qui i posti sono molto diversi tra loro. Ma c’è un fil rouge che accomuna tutte le isole, ossia la vita di gruppo: si passa molto tempo in condivisione, si ascoltano le necessità, ti fanno sentire a casa perché sono abituati a passare molto tempo con le persone.