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Il blog di VeM

Yunnan: il passo antico in una terra digitale
Foto di Filippo Cazzaro

Cina | Yunnan: il passo antico in una terra digitale

1 Aprile 2026

Il nostro viaggiatore Remo condivide le sue impressioni durante il viaggio in Yunnan, Cina, respirando l’armonia dei contrasti

Siamo oltre duemila metri. Eppure qui la vita ha un passo antico: la principale attività è l’agricoltura. Si coltiva ancora a mano, su campi o immerse nella modernità. Al mercato e nei negozi si paga con un codice sul cellulare: lo fanno tutti, anche gli anziani. Auto e scooter sono elettrici, persino nei villaggi più piccoli. Power bank ovunque, come compagne indispensabili, sempre a portata di mano.

In ogni paese c’è un mercato di produttori locali, dove la terra incontra il digitale. Qui, nei villaggi, l’etnia Bai è maggioritaria. Le case tradizionali, bianche, raccontano un’estetica precisa: nulla è casuale. Il bianco è il simbolo della purezza. Anche nei vestiti si ritrova questa cura: dai costumi tradizionali, ricchi di significato, agli abiti moderni, eleganti, spesso dai toni chiari.

Nello Yunnan ho incontrato soprattutto volti. Volti antichi, segnati dal tempo e dalla fatica. E volti giovani, sorridenti, curiosi, aperti al futuro. Donne in abiti tradizionali, carichi di colori e simboli, accanto ad altre vestite con gusto contemporaneo. Non c’è contrasto: c’è continuità. Qui le differenze non dividono, convivono.

Tra villaggi di montagna e città, tra mercati e templi, si intrecciano storie di popoli diversi. Culture che hanno imparato a stare insieme senza cancellarsi. Lingue, gesti, tradizioni che si riconoscono e si rispettano.

Anche le religioni sembrano dialogare in silenzio. Il buddhismo, con la sua ricerca di equilibrio. Il taoismo, che invita a seguire il flusso naturale delle cose. Il pensiero confuciano, che dà valore alle relazioni, all’istruzione, all’armonia sociale. I templi sono di tutti e aperti a tutti. Non si escludono: si sfiorano, si completano.
Forse è proprio questo che colpisce di più: un’idea di armonia che non è uniformità, ma convivenza. Dove l’identità non è un confine, ma un ponte. Un insegnamento silenzioso, che arriva da lontano.
Di Remo Fattorini

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