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In viaggio tra famiglie, quotidianità e atmosfere

Armenia e Georgia | In viaggio tra famiglie, quotidianità e atmosfere

14 giugno 2018

Abbiamo fatto le stesse domande a Piruza, la nostra referente dei viaggi in Armenia, e a Nana, la nostra referente dei viaggi in Georgia. Ed ora siamo pronti a partire per il nostro viaggio di questa estate!

Viaggio in Armenia

 

In alcuni viaggi si pernotta presso famiglie. Come descriveresti il momento del pasto condiviso con la famiglia ospitante?

PIRUZA: Condivisione della quotidianità con la famiglia è uno dei punti di forza del viaggio, di cui il momento del pasto rappresenta una straordinaria occasione dell’incontro con la cultura dell’altro e una prova per capire quanto siamo capaci ad aprirci.
Ovviamente, davanti allo sconosciuto si attivano i meccanismi di difesa, e si rifiuta a volte di assaggiare certi piatti molto diversi dalla propria tradizione culinaria. Questo diventa il momento di sfida, poter abbandonare le regole abitudinarie ed essere pronti ad accogliere il diverso.
Devo dire che il cibo proposto in famiglia viene molto apprezzato dai viaggiatori: viene condito con discorsi di vario genere come la filosofia, la politica fino anche allo scambio delle ricette, e numerosi brindisi. Alla fine del viaggio queste abitudini locali da tavola vengono assorbite dai viaggiatori e neanche al ristorante facciamo a meno di stare con il bicchiere in mano per brindare!

NANA: Parte integrante dello spirito di questo tipo di viaggio è conoscere la realtà georgiana non solo visitando i vari monumenti e i posti turistici ma entrare nella quotidianità della popolazione. Per questo abbiamo scelto di pernottare nelle famiglie locali quando è possibile.
Per un georgiano l’ospite è sacro ed è mandato da Dio: per questo, di solito, questi pernottamenti si rivelano esperienze uniche. Il momento del pasto è centrale nella giornata di una famiglia georgiana sopratutto se ci sono degli ospiti ed è un’occasione di scambio delle esperienze e di confronto di opinioni. Non si può immaginare la supra (tavolata) georgiana senza il rituale del brindisi. Il brindisi georgiano non è un semplice cin-cin ma è una vera e propria presa di parola da parte del tamada (capotavola) per dare il benvenuto agli ospiti e per aprire i discorsi su vari argomenti. Senza contare che la tavola georgiana è imbandita di tante pietanze a cui tutti i commensali sono invitati ad accedere e a passarsi l’un l’altro contribuendo alla convivialità’ e alla partecipazione di tutti. Questi usi abbinati con il famoso vino georgiano, con il cibo genuino cucinato secondo la tradizione e con i brindisi creano un’atmosfera familiare che trasforma il semplice momento del pasto in un esperienza indimenticabile.

 

Ci parleresti di che cosa è fatta la quotidianità della popolazione locale?

PIRUZA: La quotidianità della popolazione nelle zone urbane e in quelle rurali si differenzia parecchio.
Gli abitanti nei paesi iniziano la loro giornata molto presto, soprattutto quelli che hanno il bestiame: c’è da occuparsi della mungitura delle mucche e delle pecore prima di mandarle al pascolo, poi trattare subito il latte che si utilizza per fare formaggi, yogurt locale, ricotta, burro. Durante la stagione estiva gli uomini devono pensare a raccogliere il fieno per nutrire gli animali in inverno: quindi, insieme, salgono sui monti, caricano i covoni del fieno sui camion e li trasportano nei villaggi; questo è uno degli scenari più frequenti da vedere in Armenia nel periodo estivo.
Oltre all’allevamento del bestiame la gente si occupa della coltivazione: ogni famiglia davanti alla casa ha un orto e un frutteto; inoltre, ci sono i campi coltivati fuori dalle zone abitate.
Le donne si occupano della pulizia della casa, dei figli, della preparazione dei pasti, invece il lavoro degli uomini è piuttosto fuori di casa. Ma alla sera la famiglia si riunisce attorno alla tavola imbandita, un momento di condivisione anche per loro.

NANA: In Georgia c’è un mito che dice di guardare le mani dei contadini per capire da chi è coltivata la bellezza di questo paese. Chi partecipa al viaggio in Georgia ha l’opportunità di scoprire da vicino il frutto della fatica secolare dei contadini georgiani: saremo ospiti di una famiglia tipica georgiana i cui membri, nonostante laurea e posto fisso in ufficio, portano avanti l’attività dei nonni e producono miele, vino, frutta e verdura di tutti i tipi. La quotidianità georgiana è, quindi, un insieme di vita moderna e legame con la tradizione.

 

Ci racconteresti un pò delle attività che si visitano o dei laboratori esperienziali che si svolgono insieme alle persone del luogo?

PIRUZA: Alcuni laboratori esperienziali riguardano la cucina. Per esempio in una delle famiglie nella parte sud dell’Armenia si partecipa alla preparazione del pane tradizione armeno lavash, che viene cotto nei forni speciali di argilla interrati chiamati tonir. Il pane lavash per gli armeni è sacro: è il protagonista di tante favole e feste, gli vengono attribuiti dei miracoli e la sua cottura è, in sè. un rituale particolare che persiste nelle zone rurali. Dopo la cottura del pane, siccome il calore nel forno rimane ancora per lungo tempo, si preparano gli spiedini della carne e delle verdure. Si crea un’atmosfera di allegra collaborazione attorno al forno, che in antichità era considerato il punto sacro nelle case armene.
In un altro paese più al nord–est si assiste alla preparazione del formaggio tradizionale armeno motal, uno dei formaggi più antichi nel territorio armeno con una ricetta particolare e una preparazione complessa che si svolge utilizzando tutti ingredienti naturali. Slow Food italiana ha mostrato interesse e sostiene il motal per impedirne la sparizione. Si assiste anche alla preparazione di un altro tipo di formaggio, quello a filo. Un laboratorio accompagnato da tante risate e soddisfazioni.
Ovviamente, non possono mancare i dolci tradizionali. Per fare ciò ci rivolgiamo all’aiuto della nonna della famiglia che ci guida in tutta la procedura, dalla preparazione degli ingredienti fino ad arrivare ad impastare uno dei dolci tradizionali armeni.
Gli armeni, negli ultimi anni, hanno ripreso la tradizione della lavorazione della terracotta; importanti sono le attività delle associazioni a riguardo, le quali, con la promozione dell’artigianato della ceramica, sostengono i bambini con la disabilità, vari progetti sociali o la conservazione dell’eredità culturale del paese. Quindi, nel laboratorio di lavorazione della ceramica non solo ci si diverte, ci si rilassa, ma ci si sente anche parte di questi importanti progetti che sono ideati da persone che ci accolgono col sorriso e condividono con noi la loro arte e la loro sensibilità ed umanità.

NANA: A seconda del periodo della visita potremo assistere a diverse attività come vendemmia, produzione di frutta sciroppata, conservazione della verdura per l’inverno e preparazione di Tatara e delle Churchkhele (dolci tipici georgiani con mosto e noci).

 

Il territorio armeno/georgiano è disseminato di storia antichissima, come ad esempio i monasteri… riusciresti a descriverci a parole l’atmosfera che si respira?

PIRUZA: L’atmosfera di suggestione, di sublime, di spiritualità domina nell’armonia tra monasteri e paesaggi. E’ vero, il numero dei monasteri è elevato in Armenia ed ogni monastero possiede una propria peculiarità: la storia, le forme architettoniche, l’arte scultorea, l’ubicazione. Le chiese sono le materializzazioni in pietra delle credenze del popolo armeno, dunque sono importanti strumenti anche per capire la cultura del popolo, dato anche il loro ruolo importante come centri culturali che sono stati le base per le prima università nell’Armenia medievale.
Insieme con le antiche chiese, c’è anche un altro monumento che è uno dei simboli più caratteristici della civiltà armena: le numerose lastre con le croci scolpite, ornate con decorazioni diverse e singolari, chiamate khachkar (croce sulla pietra).
Tornando all’atmosfera che si respira, sarebbe opportuno descriverla con la parola pace: quella pace che si raggiunge quando c’è la perfetta armonia tra l’arte, creata con la mano umana in base alla propria “mentalità culturale”, e la natura; quel suono della pace creata dalla sinfonia delle pietre “culturalizzate” che urlano nella terra delle pietra urlanti, secondo la descrizione che ne fa il poeta russo Osip Mandelstam.

NANA: In Georgia ce n’è per tutti i gusti: dai villaggi medievali dello Svaneti, detto Tibet del Caucaso, alle città scavate nella roccia, dai teschi e mandibole trovati a Dmanisi e datati 1,8 milioni di anni ai monasteri della primissima cristianità. In Georgia si respira l’orgoglio del popolo per il suo patrimonio storico.

 

Parlaci del senso identitario armeno/georgiano.

PIRUZA: La religione cristiana ha rappresentato per gli armeni un elemento fondamentale per la continuità dell’identità nazionale. A partire dalla conversione ufficiale al Cristianesimo nel 301 d.c., la storia e la cultura dell’Armenia risultano strettamente connessi con quelli del suo Cristianesimo.
L’altro fattore fondamentale del sentimento nazionale è l’alfabeto epicorico. A partire dal 405 d.C. l’anno in cui è stato creato l’alfabeto armeno, gli armeni non hanno mai rinunciato ad esso. Gli armeni hanno mostrato in tutta la loro storia un particolare amore per la propria lingua e una venerazione per il proprio alfabeto, avvertendo che grazie a questi due strumenti è rimasto intatto il nucleo della loro cultura nonostante dominazioni straniere, guerre, invasioni.
Quando parliamo dell’identità armena è da sottolineare anche il segno che gli armeni hanno lasciato nell’arte: la miniatura e l’architettura. Non a caso l’architettura armena è stata oggetto di studio da parte di vari architetti italiani, tra cui Paolo Cuneo, Adriano Alpago Novello, e tanti altri.

NANA’: Georgiano è georgiano. Non è russo, non è slavo, non è quasi turco e non c’entra niente con i paesi suoi vicini. Georgiano è abitante fiero e consapevole di una terra antichissima, da sempre aperta all’Europa ma ben consapevole della ricchezza della sua storia, dell’unicità della sua lingua, del valore della sua letteratura e della qualità del suo cibo. Un patrimonio unico che ha cementato il carattere e i valori in cui tutta una popolazione si riconosce; un’identità forte di secoli di storia che non ha permesso a invasioni, anche recenti, di cancellare la consapevolezza di un patrimonio culturale unico nel suo genere. La lingua georgiana appassiona da sempre i linguisti per la sua assenza di parentele con qualsiasi altro ceppo linguistico, anche vicino: ecco, appassionatevi anche voi a questo popolo che, pur accogliendo col sorriso la diversità, conosce e ama profondamente la sua essenza ed è pronto a condividerla con gioia con chiunque vi si affacci incuriosito.