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Diario di viaggio nella Cagliari InVisibile

Sardegna | Diario di viaggio nella Cagliari InVisibile

9 gennaio 2017

Un articolo a cura di Angelica Brigas

Angelica Brigas

“Paesaggi stupendi. Lo sguardo si perde in tanta bellezza e il cuore naviga leggero  nel silenzio… L’aria è pura e fresca, il sole scalda il viso. Il tempo è immobile, sospeso, dal principio all’eterno… L’immenso ti circonda, ti avvolge in un abbraccio e ti sommerge… Qui e ora e, null’altro…”.

Queste le impressioni a caldo della nostra viaggiatrice Olga, appena tornata da un viaggio in Sardegna: il nostro tour di Capodanno alla scoperta di una Cagliari inedita, la Cagliari inVisibile. Quattro giorni in cui abbiamo voluto raccontare e vivere i chiaro-scuri di questa città: vista dall’alto e dal basso, in superficie e nei suoi sotterranei,  narrata dai suoi protagonisti  e protagoniste e da alcune tra le sue realtà più resilienti.

Un viaggio che inizia appunto “dal basso”, dai sotterranei della città, che conserva la memoria storica dei secoli stratificata nella sua terra e nelle sue mura. È la Cagliari romana quella che visitiamo nei sotterranei della Chiesa di S.Eulalia e nella cripta di S. Efisio, luogo simbolo per i cagliaritani, dove si dice fu imprigionato il martire, il cui culto è veneratissimo in tutto il Sud Sardegna. Ma questo luogo, oltre che la leggenda del martirio che risalirebbe al IV sec. d.c., conserva dentro di sé sofferenze ancora più recenti: fu infatti uno dei rifugi anti-aerei durante la seconda guerra mondiale, in cui la città fu quasi completamente distrutta… il 1943 rappresenta il suo anno zero.

Dai sotterranei risaliamo  in superficie a incontrare la Cagliari multiculturale e multietnica della“Marina”, il quartiere storico che si affaccia sul porto, intreccio di piccole viuzze, che ricorda tanto il Barrio Gotico di Barcellona e che conserva tracce di ogni tempo e di molte genti. Qui, sostiamo per un’ottima cena etiope-eritrea, preparata dalla dolcissima Abeba…

“Cagliari è una città bellissima, accogliente e curata. Se dovessi dire cosa mi ha colpito di più, direi la passeggiata dal Colle di S. Elia fino al promontorio della Sella del Diavolo, con la meravigliosa vista, i profumi della vegetazione intorno e la sosta rigenerante con il fantastico pic nic”.

Ancora le bellissime parole di Olga, ci riportano a quella splendida mattinata, in cui partendo dal borgo S.Bartolomeo, guidate dalle nostre guide trekking Silvia e Sara, abbiamo camminato lungo tutto il promontorio di S.Elia e, attraverso Cala Mosca, abbiamo raggiunto la celebre “Sella del Diavolo”. Un cammino lento tra le rocce calcaree, alla scoperta dei luoghi storici della seconda guerra mondiale, inebriate dai profumi mediterranei di elicriso e lentisco, e abbagliate dai paesaggi mozzafiato, come quello della “Sella del Diavolo”, che abbraccia l’intero golfo della città, chiamato il Golfo degli Angeli.

Nel pomeriggio dopo aver disceso il promontorio, raggiungiamo il borgo di S.Elia per il nostro incontro con le magnifiche “donne guerriere” dell’associazione S.Elia Viva, che ci accolgono nella stupenda terrazza del Lazzaretto. Un po’ di imbarazzo all’inizio, poi il ghiaccio si scioglie e iniziano i racconti: S.Elia borgo e quartiere popolare è uno di quei luoghi dimenticati dalle istituzioni, in cui forte è il disagio sociale e dove è deleteria la carenza di servizi di base. Rosa, Rita, Pinella, Rosi, Deborah e le altre donne, tante Donchisciotte al femminile, lavorano quotidianamente per dare aiuto e assistenza agli abitanti e insieme per ridisegnare in chiave positiva l’immagine di questo quartiere periferico, sia nella realtà che nella visione comune dei cagliaritani. Protestano queste donne, contro le istituzioni soprattutto, rivendicano i diritti del quartiere e dei suoi abitanti, ma lo fanno non con slogan, sono donne creative e la loro rabbia si trasforma in arte, poesia e canto. Trascorriamo così una serata davvero piacevole e allegra tra racconti, rappresentazioni teatrali estemporanee, il divertente “coro delle lamentele”, tante risate, e, dulcis in fundo, una squisitissima cena di pesce a m. zero, che incornicia in un quadro perfetto questa bellissima giornata.

Il nostro terzo giorno si apre con una rilassante passeggiata nel verdissimo quartiere di Villanova e la sera,  trascorriamo l’ultimo dell’anno, insieme agli amici dell’Associazione Sardegna Palestina. Un’altra di quelle realtà resilienti che da 20 anni  diffonde la cultura palestinese in Sardegna e supporta con diverse azioni, anche in loco, la resistenza del popolo Palestinese contro l’occupazione Israeliana. Un clima caldo ci accoglie, l’associazione è un Melting pot  di culture mediterranee, come  sardo-palestinese è anche la gustosa e abbondante cena che ci viene servita. Chiudiamo la serata in bellezza con poesia, balli e musiche palestinesi e con un augurio e un inno alla libertà del poeta Mahmoud Darwish…

Su questa terra ha diritto alla vita,
su questa terra,
signora alla terra,
la madre dei principi,
la madre delle fini.
Si chiamava Palestina
si chiamava Palestina.
Mia signora ho diritto,
che sei mia signora,
ho diritto alla vita.

Il nostro viaggio nella città invisibile si conclude il primo dell’anno con un’intrigante e misteriosa visita notturna nel quartiere di Castello alla scoperta dei suoi fantasmi…

Speriamo vi sia piaciuto, ad Olga sembra di sì:

“Ma poi sono rimasta affascinata  da tutta la città, dalla gentilezza della gente e dalla bellezza della campagna fuori città… e soprattutto, le dolci amiche/guide Silvia e Angelica e tutte le altre, ti fanno sentire a casa, ti sembra di conoscerle da sempre, belle come il sole! Ho già voglia di tornare…”.

… La Cagliari InVisbile è sempre qui che vi aspetta …