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Bosnia Erzegovina | Racconto di Mostar, appunti da un viaggio di Turismo Responsabile
21 Febbraio 2025
Pubblichiamo volentieri un estratto dell’articolo pubblicato dalla nostra viaggiatrice Samira su IlRecensore.it dedicato a Mostar
Si tratta della città più grande dell’Erzegovina, regione meridionale e mediterranea dello stato di Bosnia ed Erzegovina, e probabilmente si tratta anche della città più divisa d’Europa. È cinta su ogni lato dalle montagne e giace in una conca, protetta e imprigionata. È divisa in due parti ineguali e contrapposte dalle acque turchesi e gelide della Neredva, sulla quale sorge uno storico ponte ad arco di epoca ottomana (o quasi), lo Stari Most, autentico simbolo della regione.
La vista migliore del ponte, come ampiamente affermato per promuoverne la vendita dei biglietti, la si ha dal minareto della moschea Koski Mehmed Pasha (solo per coraggiosi, dato che per salire è necessario percorrere una stretta scala a chiocciola, per arrivare ad un’altezza di circa 30 metri, protetti dal vuoto soltanto da una misera balaustra).
Spostando lievemente lo sguardo verso ovest, si potrà vedere sulla cima della collina Hum un’enorme croce, che incombe sulla parte cattolica della città. Si tratta della Croce del Millennio, costruita per celebrare i 2000 anni di storia del cattolicesimo. Essa, non del tutto casualmente, segna anche il punto da cui le unità croate hanno bombardato fino al crollo lo Stari Most, cuore della parte musulmana della città.
Guardando ancora più a ovest, il paesaggio è segnato dai 100 metri dell’edificio più alto della città: si tratta della Torre della Pace, campanile della chiesa cattolica della città, non bello, pensato per sovrastare l’intera regione, in una eterna gara a chi ha il controllo.
Un’ultima missione, prima di lasciare la città: una visita al Cimitero Monumentale Partigiano di Bogdan Bogdanović, pensato come luogo di riconciliazione e memoria, dedicato agli antifascisti caduti durante la liberazione di Mostar. L’imponente costruzione in pietra bianca, situata nella parte occidentale della città, oltre il Bulevar che ha costituito il fronte negli anni ’90, risale lungo il fianco di una collina, e osserva la città dei vivi con un pizzico di giudizio.
Da anni ormai il sito è abbandonato al degrado, vittima degli atti vandalici di stampo nazionalista, frutto di una mentalità contraria ad una memoria comune, interetnica, di cui il cimitero voleva essere simbolo. Le lapidi divelte e spezzate a colpi di esplosivo e di mazza, la spazzatura abbandonata ovunque, la vegetazione che si riprende gli spazi, tutto sembra voler dileggiare il ricordo di chi, a prescindere dalla propria nazionalità, origine, religione e convinzione politica, è morto per la libertà di tutti i popoli.
Un disinteresse che uccide ancora una volta, soprattutto pensando all’indifferenza dell’UNESCO e delle istituzioni europee, che, pur dichiarando a parole il proprio antifascismo, non hanno ritenuto che fosse un luogo da tutelare, abbandonandolo alla mancanza di una narrazione capace di unire.
Leggi l’articolo completo qui: https://www.ilrecensore.it/mostar-la-citta-contro-la-citta/