Il blog di VeM

LIFE WolfAlps EU, la parola ai territori: Aree Protette delle Alpi Marittime
Credits: Aree Protette Alpi Marittime

LIFE WolfAlps EU, la parola ai territori: Aree Protette delle Alpi Marittime

27 Dicembre 2021

Un articolo a cura di Valentina Nargino

Valentina Nargino
Abbiamo intervistato Nanni Villani, Responsabile settore Animazione e Valorizzazione Territorio dell’Ente di gestione Aree Protette delle Alpi Marittime. L’intervista è realizzata nell’ambito del progetto LIFE WolfAlps EU: ci ha raccontato delle molteplici attività dell’ente, di turismo responsabile e del rapporto con il lupo.

Ci raccontate del territorio in cui operate: caratteristiche e attività svolte dal vostro ente?

Noi rappresentiamo un ente un po’ speciale: dal 2016 siamo Aree Protette delle Alpi Marittime, un ente di gestione della Regione Piemonte che gestisce più territori: due parchi naturali (il Parco delle Alpi Marittime e il Parco del Marguareis, originariamente dotati di amministrazione autonoma) e otto riserve naturali.

Esiste poi il sistema della Rete Natura 2000, ovvero siti di particolare interesse naturalistico che rappresentano un cuscinetto tra le varie aree protette per dare continuità tra le stesse: nella valli cuneesi comprese tra Maira e Tanaro anche queste aree sono state affidate a noi affinché ci sia un controllo che assicuri il mantenimento della biodiversità.

Le attività che svolgiamo come Aree Protette delle Alpi Marittime sono molte e di vario genere.

Nei parchi è evidente che il tema della conservazione è fondamentale. La tutela della flora e della fauna, e più in generale del territorio, devono essere al primo posto.

Con questo non si vuole museificare un territorio, le attività dell’uomo ci possono stare ma devono essere valutate attentamente. Può capitare, per esempio, che vengano realizzate strade di accesso agli alpeggi senza vere giustificazioni: si procede con un intervento comunque pesante rispetto alla compromissione dell’ambiente senza che questo generi se non altro un’attività che mantiene viva l’economia di montagna. Per capirsi: se un alpeggio è ancora sfruttato, e meglio ancora è attivo nella produzione di formaggi, ci sono i presupposti per intervenire sulla viabilità d’accesso, ma se invece parliamo di un sito sfruttato dagli animali in alpeggio per pochi giorni nel corso dell’estate, allora sarebbe preferibile lasciar perdere. E invece… Si parla tanto di transizione ecologica e poi le scelte che si fanno a tutti i livelli, compreso quello territoriale, speso vanno nella direzione opposta.

Tante solo le azioni che mettiamo in campo per conoscere e far conoscere il nostro patrimonio naturale.

Uno degli obiettivi è relazionarsi con il pubblico del parco per far capire come deve cambiare la nostra cultura nel rapporto tra uomo e ambiente. Non è solo il “cittadino” che ha un’idea superficiale e romantica della montagna, ma anche di chi vive sul territorio, soprattutto le generazioni più giovani, poiché l’economia del territorio è cambiata negli anni e chi vive in montagna non conosce quello che gli sta attorno. A questo proposito insieme ad altre realtà europee abbiamo sviluppato il progetto “Junior Ranger”, dedicato proprio ai ragazzi che abitano le montagne e che per conoscere l’ambiente devono avere un rapporto con esso, frequentarlo e fare attività per la sua cura, come pulire un torrente o ripulire un sentiero.

Il turismo responsabile ci piace molto come termine e come concetto. Infatti, si parla molto di “turismo sostenibile” (siamo uno dei primi parchi certificati con la Carta Europea del Turismo Sostenibile) ma verifichiamo che spesso ci si aspetta che soluzioni sostenibili vengano sviluppate dall’alto. Il tema della responsabilità invece richiama a un impegno personale: cosa faccio io per far sì che la situazione sia maggiormente sostenibile? Cerchiamo di affrontare il tema della sostenibilità in particolare con quanti lavorano nel turismo. Il fatto che un’attività di accoglienza non sia di massa è sufficiente per poterla etichettare come sostenibile? In realtà non è così. Lo stesso rifugista, per esempio, è un operatore che può comportarsi in maniera più o meno responsabile.

Dal punto di vista della valorizzazione è importante che il rapporto con il visitatore, in particolare da parte degli operatori locali, si sviluppi secondo un tipo di accoglienza fondata sul principio che chi viene da noi non è un numero ma una persona, è necessario avere un comportamento empatico. Sembra una cosa scontata, ma di deve partire dal presupposto che quello che sti sta materializzando è uno scambio umano e che anche chi riceve, il visitatore, è portatore di valore.

 

Qual è l’aspetto più significativo della presenza del lupo nel territorio?

In generale la presenza di un superpredatore come il lupo è un grande valore, dimostra che un ambiente è in salute, poiché ci sono prede a disposizione, e il numero di prede a sua volta è collegato alla naturalità di un territorio.

Da noi, nella Alpi sud-occidentali, il primissimo branco si è creato nel parco francese del Mercantour con cui confiniamo e siamo gemellati. Successivamente il lupo ha scelto la Valle Pesio, poi via via ha colonizzato tutte le altre valli cuneesi. Il nostro ente è capofila del LIFE WolfAlps EU, un progetto che si sviluppa a livello di intera catena alpina, dalla Liguria alla Slovenia, con il quale si effettua il monitoraggio della popolazione ma soprattutto si studiano soluzioni per far sì che l’impatto del predatore sia il più possibile contenuto, in modo tale da permettere la coesistenza sullo stesso territorio del lupo e di attività umane, come la pastorizia, che sono fortemente condizionate dalla presenza di questa specie.

Per quanto ci riguarda, il lupo è un elemento di attrazione anche dal punto di vista turistico: il nostro centro faunistico Uomini e Lupi, a Entracque, in cui sono ospitati una decina di esemplari, attira ogni anno molte migliaia di visitatori e attraverso di esso si riesce a far conoscere questo animale. Il lupo non è buono e non è cattivo, è semplicemente una creatura che fa il suo mestiere. Ci piacerebbe che tutti avessero ben chiaro questo concetto.

 

Secondo voi questo progetto legato al turismo responsabile come può essere uno strumento utile per migliorare la convivenza tra lupo e uomo?

Tutte le attività che permettono di approfondire la conoscenza di una certa realtà e situazione sono fondamentali dal nostro punto di vista. Quindi ben vengano le proposte per i viaggiatori, gli eventi sul territorio e le attività con le scuole.

Se conosco non ho paura: noi cerchiamo di avere una posizione che si sforza il più possibile di essere laica, cioè non ideologicamente a favore del lupo a prescindere. La gestione del lupo è un tema molto complesso, non può essere affrontato a colpi di slogan. Vanno studiate delle soluzioni, che comunque esistono.

Vediamo che fortunatamente la mentalità sta cambiando. E un grande aiuto lo ha dato papa Francesco, che nella sua enciclica ha ricordato a tutti che l’uomo non è il padrone dell’Universo, sulla Terra è ospite insieme a tante altre creature.