Il blog di VeM
Abruzzo | Racconto di un viaggio lento nell’Abruzzo aquilano
13 Agosto 2019
Ermena, un’appassionata turista cremonese e socia di ViaggieMiraggi, ci racconta il suo viaggio in Abruzzo e le sue sensazioni percorrendo le strade dell’Aquila, tra ricostruzione e incontri con la gente. Una fonte di ispirazione per il nostro viaggio dal 27 agosto al 1 settembre tra i borghi dell’Aquila
Da tempo cullavo l’intenzione di fare un viaggio nell’Abruzzo aquilano, al riparo dalla calura padana. Ebbene in questo frammento di Appennino ho ripreso a respirare.
Quando giro per L’Aquila concentro soprattutto lo sguardo sui miei passi per la presenza dei cantieri che si muovono alacremente per ridare un volto nuovo alla città. Mi muovo con cautela lungo le strade che recano ancora le numerose cicatrici del dopo terremoto: sotto, il bellissimo manto di sanpietrini bianchi, sopra, cemento e asfalto per colmare le numerose fratture e lasciar scorrere il lavorio della ricostruzione. Lo sguardo si concentra sui palazzi risanati, sulle facciate delle chiese, sulle fontane tutte bellissime e tanto vive. L’impressione che mi restituiscono è unica per la pulizia delle forme e la nitidezza dei materiali, tanto che mi sembra di camminare in un’immensa quinta teatrale.
Se L’Aquila prima del terremoto era una bella città d’arte, nell’unità che distingue le bellezze del nostro Paese, chissà come apparirà dopo la ricostruzione, che ha incluso ove possibile anche opere delle più moderne tecnologie.
Qui tutti sono gentili, pur nella riservatezza del tratto: ci salutiamo, anche tra sconosciuti, e non ho mai l’impressione di disturbare…Forse perché la vita qui è veramente a misura di persona, anche per la qualità dell’aria e dell’acqua e per la bellezza del paesaggio. Inoltre, tutto mi sembra composto e tranquillo, forse per la mancanza di quelle tensioni che attraversano invece le grandi città.
Quando nel Museo Nazionale d’Abruzzo, situato nel Borgo Rivera di fronte alla monumentale Fontana delle 99 Cannelle, mi chiedono quale secondo me sia il monumento simbolo della città, io non so rispondere, perché ho ancora bisogno di camminare e di guardarmi attorno nei vicoli inanimati, nei palazzi feriti che attendono di rinascere.
Certo, l’acqua scorre in abbondanza e prende forma negli zampilli delle fontane più famose, ma anche in quelle più piccole che occhieggiano nei cortili dei palazzi, veri capolavori di stile.
In me rimane l’impressione forte che il simbolo dell’Aquila sia quella radiosa pietra bianca che sta ridando un volto nuovo a palazzi e chiese e che tanto li fa assomigliare ad una insita immensa quinta teatrale.