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Memorie di un festival: Camminare Festival del Social Walking III edizione

Memorie di un festival: Camminare Festival del Social Walking III edizione

14 Ottobre 2019

Un articolo a cura di Gabriela Vallemani

Gabriela Vallemani

La terza edizione di “Camminare. Il Festival del Social Walking” si è appena conclusa al Parco Nord Milano. Com’è andata? Abbiamo intervistato la nostra Valentina Nargino per saperne un po’ di più. Una bellissima edizione in cui teniamo a ringraziare tutti i partecipanti, le associazioni intervenute, i partner del Festival e – naturalmente – tutti i viaggiatori “leggeri”!

 

“Camminare. Il Festival del Social Walking” è giunto quest’anno alla sua III edizione. Che cosa ha spinto ViaggieMiraggi a realizzare l’evento anche quest’anno?

Fin dal primo anno abbiamo voluto realizzare un festival aperto alla cittadinanza che non raccontasse solo le esperienze di viaggi a piedi con ViaggieMiraggi, ma fosse uno strumento per accogliere diversi interlocutori: autori di libri, associazioni, istituzioni culturali, registi, fotografi, viaggiatori e appassionati camminatori. L’entusiasmo per questo mondo di viaggi “leggeri” sta crescendo e noi cerchiamo di trasmettere attraverso il festival i valori in cui crediamo: non sempre chi organizza viaggi a piedi attua anche i principi di turismo responsabile, noi vogliamo porre l’accento su un approccio al territorio sostenibile e consapevole.

 

Qual è stato il momento più emozionante del Festival?

I bei momenti al Festival sono stati tantissimi e devo dire che ogni intervento è stato un’emozione e una scoperta, tanti punti di vista e tanti approcci al viaggio a confronto. Abbiamo avuto con noi la regista Anna Kauber, la fotografa Simona Paleari, la Rete Nazionale delle Donne in Cammino con Ilaria Canali, l’esperienza dell’Abruzzo con Vanessa Ponziani, le ragazze del programma AttivAree dalla Val Trompia e dalla Val Sabbia. Uno sguardo femminile sul mondo del viaggio a piedi che sicuramente ha entusiasmato molti, me per prima.

 

Quest’anno il Festival è stato dedicato all’economia civile. Che cosa si intende con questo termine?

Ogni anno scegliamo un tema a cui dedicare il Festival Camminare. Per esempio l’anno scorso era dedicato al tema del benessere. L’obiettivo di dare un tema al Festival è quello di mettersi in ascolto ogni anno su un pezzetto del macro-tema “cammini” e raccoglierne ogni volta suggestioni utili per i viaggiatori ma anche per chi lavora in questo modo a diverso titolo. Quest’anno il tema dell’economia civile è stato scelto per raccontare come i cammini possono essere uno strumento di riscoperta e sostegno diretto al territorio, grazie a un approccio lento al viaggio che non viene filtrato da nessun mezzo di trasporto. Ma al tempo stesso raccontare come i territori stessi, spesso situati in aree interne, possano trovare nuovi mezzi per valorizzare le proprie realtà imprenditoriali e culturali, talvolta proprio attraverso un turismo a basso impatto e responsabile.

 

C’è stato uno spazio dedicato alle esperienze di viaggio dei viaggiatori di ViaggieMiraggi. Che cosa è emerso dai loro racconti di viaggio?

Tra gli appuntamenti ci sono stati due momenti di racconto di viaggio, grazie proprio alla presenza di tante persone che hanno viaggiato con noi. Quello che è emerso sembra proprio essere questa sensazione di aver conosciuto davvero un luogo, non tanto per le visite a musei e monumenti, quanto per essersi avvicinati passo dopo passo al paesaggio e alla popolazione, ai progetti visitati, alle piccole realtà economiche che animano un paese o un territorio in particolare.

 

Si è parlato anche di come i cammini possano rappresentare opportunità di sviluppo sostenibile del territorio. Ce ne parleresti un po’?

Uno degli incontri più emozionanti è stato quello con Wu Ming 2 e Simone Vecchioni, che ci hanno raccontato concretamente come il viaggio a piedi possa rappresentare uno strumento di rinascita del territorio. È stato un bel momento di dialogo, con esempi concreti in Italia, a partire dalle esperienze legate all’Appennino, alle Marche, in parte in conseguenza al sisma del 2016. Ciò che ha emozionato è stato il concetto di impegno personale nei confronti del territorio, alla volontà di riscoperta che prima di tutto parte da noi, un’energia che inevitabilmente si trasmette ai luoghi che visitiamo.

 

Qual è il più grande messaggio che ci si porta a casa dal Festival?

Direi tanti messaggi, che forse si possono riassumere con qualche parola-chiave: autenticità, lentezza, resilienza, ascolto, attenzione, rinascita, sostenibilità.