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Diario di un viaggio a piedi in Etiopia: trekking in Tigray e Monti Simien

Etiopia | Diario di un viaggio a piedi in Etiopia: trekking in Tigray e Monti Simien

27 ottobre 2018

Un articolo a cura di Fabrizio Teodori

Fabrizio Teodori

In viaggio in Etiopia, tra il Tigray e i Monti Simien, il nostro referente dei viaggi a piedi – Fabrizio – ci racconta un trekking davvero unico.

Etiopia – ottobre 2018

Il Tigray è un mosaico ordinato di umanità sorridente.

I campi di grano, orzo e teff sono solcati da sinuose curve di eucalipti e le vie di comunicazione, tra una casa e l’altra, protette dai fichi d’India, tanto spinosi quanto generosi di frutti.

Di giorno, quando camminiamo, i bambini incuriositi corrono verso di noi abbandonando per un attimo gli animali da badare. Fin da piccolissimi lavorano con il bestiame ed il nostro passaggio offre loro un diversivo durante le lunghe giornate che trascorrono, all’aria aperta. Alcuni scuotono la manina e abbozzano un sorriso, altri, meno timidi, sorridono pronunciando un leggero “selam”, prima di scomparire divertiti tra le risate con gli amici. I più vivaci ci urlano da lontano, Faranji, Faranji, a ricordarci che la nostra pelle è bianca e per loro siamo dei ben voluti forestieri. Gli adulti sorridono, sempre. Molti ci stringono la mano e cercano il contatto spalla a spalla, tipico saluto locale.

La sera, dopo il tramonto, la valle si riempie di suoni. Urla dei bambini, tantissimi e sempre in giro, cani che abbaiano lontani, mille uccelli, asini che ragliano facendo eco sulle sponde delle montagne spoglie.

Il cielo, di infinite stelle, copre tutto questo in un’atmosfera paziente, figlia di un tempo che da millenni appartiene al nostro più profondo Io.

Sono sensazioni che non dimenticherò.

Foto di Fabrizio Teodori

Dopo cinque giorni di trekking, ci spostiamo ad Aksum, storica capitale del mitico Regno della Regina di Saba. Da qui ripartiremo per un altro trekking, stavolta nel Parco dei Monti Simien.

Vette oltre i 3500 m coperte di folta vegetazione, tanti corsi d’acqua fragorosa, babbuini e stambecchi, un vero paradiso naturalistico. Qui dormiamo in tenda, una notte fredda scaldata dall’accoglienza degli abitanti che non può nulla comunque con la forte grandinata che abbiamo preso e che non si vedeva, dicono, da 20 anni.

Esperienza forte anche questa che però peggiora il sentiero del giorno dopo, completamente scivoloso per il fango.

Foto di Fabrizio Teodori

Ci spostiamo a Gondar, vivace e rumorosa, con i bellissimi castelli costruiti dai regnanti succedutisi dal 1600 in poi. Staremo qui solo una notte per raggiungere il giorno seguente Lalibela.

Lalibela è il luogo più sacro dell’Etiopia, meta di pellegrinaggio per gli Ortodossi da secoli, che qui si reca durante le principali feste religiose. Ci sono 11 chiese a Lalibela, chiese monolitiche le chiamano.

Sono scavate nella montagna, da sopra, staccate da essa e scolpite a mano, martello e scalpello. Oltre l’esterno anche l’interno è decorato, nei soffitti, nelle colonne e sulle pareti, un lavoro unico per cura e grandezza. Ci sono voluti 23 anni e 25000 scalpellini anche se la leggenda locale parla di Angeli che di notte hanno lavorato per gli uomini, per regalare loro questa immanente maestosità.

Foto di Fabrizio Teodori

Stiamo due giorni prima di tornare ad Addis Abeba. Abbiamo giusto il tempo di girare per il mercato locale, molto simile ad un formicaio di instancabili lavoratori che trasportano di tutto, scomparendo quasi sotto il proprio carico. Abbiamo anche il tempo di visitare il Museo Nazionale dove è custodita Lucy, il primo ominide della storia. Oltre a lei non c’è molto altro ma devo dire che vederla mi ha davvero emozionato.

Dopo la cena e gli ultimi saluti con il referente locale è il momento di ripartire per l’Italia, con gli occhi gonfi ed il cuore pieno. Grazie a tutti i partecipanti con cui abbiamo potuto condividere questo viaggio stupendo.

Amasseguénallo Etiopia.