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Cammino dei Monaci Camaldolesi nelle Marche, sulle tracce di San Romualdo

Marche | Cammino dei Monaci Camaldolesi nelle Marche, sulle tracce di San Romualdo

14 maggio 2018

Un articolo a cura di Fabrizio Teodori

Fabrizio Teodori

Si è concluso da poco il primo Cammino dei Monaci Camaldolesi nelle Marche. Un percorso di circa 70 km che si snoda tra i pendii dell’Appennino centrale, collegando le Abbazie ed i Monasteri più importanti costruiti da San Romualdo, monaco ravennate, intorno all’anno 1000.

Pensate che emozione accompagnare sul cammino creato da me, per la prima volta un gruppo alla scoperta di queste autentiche perle incastonate nelle valli boscose dei monti che tanto amo. Un cammino costruito connettendo sentieri già esistenti ma mai legati da questo filo rosso invisibile che ci parla di spiritualità, nel suo senso più ampio.


Attraverso suggestivi panorami, piccoli borghi e soprattutto l’incontro con le persone del territorio, che si impegnano per valorizzarlo, abbiamo passeggiato per 4 giorni, insieme, condividendo la bellezza e la fatica del cammino.
Fonte Avellana ci ha accolto silenziosa e appena arrivati abbiamo potuto subito conoscere la comunità di Monaci ancora attiva, partecipando al vespro serale nelle antiche stanze del monastero. Da li un bellissimo sentiero fino a Santa Maria di Sitria e poi Sant’Emiliano in Congiuntoli, al confine con l’Umbria. Dei complessi meravigliosi, testimoni della profonda storia che trasuda da questa terra e che oggi, grazie all’impegno di volontari, possiamo scoprire e visitare.


Sassoferrato e l’ abbazia di Santa Croce è stata la seconda tappa. Anche qui non è mancato l’incontro con l’associazione locale di ragazzi che hanno preso in gestione il complesso museale della città e che con sana energia stanno cercando di promuovere sempre meglio le bellezze che li circondano.
Nel pomeriggio si arriva nel Parco Regionale Gola della Rossa e Frasassi, tramite un saliscendi panoramico fino ai Monti Sibillini. Qui si respira la storia longobarda e l’importanza che poi ha avuto l’Abazia di San Vittore alle Chiuse, vero centro di sviluppo culturale di tutta la zona per secoli.
Le ultime due tappe ci vedono risalire l’altro versante della gola, prima sulle rovine del monastero di Grottafucile e poi nel piccolo abitato di Castelletta, in posizione dominante sulla valle del fiume Esino, fino al mare. Qui la sera l’abbiamo passata a dormire nella casa del Parco, in completa autogestione. E’ stato bello cucinare insieme, gli asparagi selvatici raccolti durante il cammino, e poi chiacchierare davanti al camino acceso, pronti per l’ultimo tratto di sentiero del giorno dopo.


Attraverso un piccolo tracciato nel bosco si scende fino alla base di Vall’Acera, una stupenda faggeta circondata dai monti, uno dei posti più suggestivi del Cammino. Il percorso non è molto lungo e dopo circa 8 km siamo al piccolissimo abitato di Poggio San Romualdo. Da qui si scende ancora un po’ fino al Monastero di San Salvatore in Valdicastro, luogo magnifico immerso nel verde, dove il santo morì nel 1027.
Oggi il complesso ospita un ristorante ed una struttura ricettiva gestita da una cooperativa familiare che si occupa di agricoltura e allevamento biologico, vero presidio per tutto il territorio e per il turismo locale.


Qui si è conclusa la nostra esperienza con i viaggiatori entusiasti e stupiti di tanta bellezza nascosta nell’entroterra marchigiano. Ringrazio tutti per aver voluto partecipare e condividere le sensazioni e le emozioni del cammino. Riporto il feedback di Lucia, una delle viaggiatrici:
“Il viaggio è stato veramente bello, inserito in un contesto naturalistico incantevole, con un’ottima visitazione delle abazie; il connubio tra natura e chiese è perfetto. Si entra in una dimensione quasi irreale, fuori dalla vita quotidiana, ti stacca dal mondo.
In conclusione è un bellissimo percorso necessario per rigenerare corpo e spirito. Inoltre la guida, Fabrizio, ama talmente tanto il territorio che riesce a comunicarti benissimo la bellezza di questi luoghi. Dopo questo viaggio capisco quella vecchia pubblicità in cui il viaggiatore, ritornando e pensando all’esperienza appena trascorsa, piange. Grazie di tutto!”