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Racconto di un itinerario a Napoli con IT.A.CA’

Campania | Racconto di un itinerario a Napoli con IT.A.CA’

14 Novembre 2019

Un articolo a cura di Stefania Persico

Stefania Persico

 

Un’antica sartoria e murales di un Pulcinella di Mille colori: il nostro itinerario sulla Restanza di Piazza Mercato ha unito l’esperienza della più antica sartoria cine-teatrale di Napoli a quella dell’ Educativa Territoriale del quartiere. Un itinerario che è diventato occasione per conoscersi e confrontarsi tra realtà del territorio. Tra chi ha scelto con coraggio di restare e ogni giorno si prende cura di un pezzo di mondo.

L’occasione è stata IT. A.CA’, Migranti e viaggiatori, Festival di Turismo Responsabile per la seconda volta a Napoli.  Il tema scelto: la Restanza, ci ha subito catapultati con la mente in Piazza a Mercato, tra il Porto e la Ferrovia, tra binari dei treni e fumaiole di navi. Luogo di coesistenza di ere e di spazi, piazza Mercato ha visto eventi cruciali della storia di Napoli, la rivolta di Masaniello, la decapitazione dei martiri della Rivoluzione napoletana del 1799.

La sartoria del maestro Canzanella  è un gioiello: un mondo incantato di stoffe, tulle, sete, che si dischiude al sesto piano di un palazzo senz’ascensore, ingabbiato da perenni impalcature. Nella sartoria, dove il lavoro, come antica arte, è un mestiere che si tramanda di padre in figlio, Davide Canzanella ci ha accolti, guidati tra abiti per ognuno dei quali potrebbero essere scritte pagine di storie (provati e indossati da regine, principesse, attrici), poi ha raccontato il loro modo di lavorare legato alla tradizione artigiana.  Storie di quando restare è coraggio e consapevolezza dei sacrifici da affrontare, di quando restare in un luogo vuol dire dargli una nuova vita.  Proprio in questo spirito, l’itinerario ha visto coinvolti di ragazzi dell’Educativa Territoriale Obiettivo Napoli. L’incontro con la sartoria Canzanella gli ha permesso di conoscere un’eccellenza del quartiere, comprendere la bellezza nascosta di una zona ai margini dei flussi turistici, nonostante sia stata luogo centrale della storia di Napoli. Di lì il percorso è proseguito alla visita di chiese tra cui quella di San Giovanni a Mare custode di Marianna ‘a Cap ‘e Napul e poi il Carmine, la Basilica con la Madonna più venerata dai napoletani.

Poi il testimone è passato dalla Guida ai ragazzi stessi che hanno condotto l’itinerario fino  al centro di Educativa Territoriale dove  hanno  raccontato ai viaggiatori le varie iniziative, laboratori e attività a cui partecipano e sverlare il murales sul tema dell’integrazione realizzato dagli artisti Rosk&Loste sulle pareti del centro.  «Si è trattata di un’occasione significativa di scoperta e crescita per i minori che hanno potuto apprezzare la bellezza del quartiere, spesso sottovalutata, attraverso la visita alla Chiesa del Carmine e la visita alla sartoria con la scoperta di un antico mestiere. Soprattutto hanno potuto orgogliosamente mostrare ai turisti incuriositi di essere un grande esempio di restanza, al di là di stereotipi o pregiudizi, di fare la loro parte per restituire bellezza ad un quartiere “periferico” ma ricco di storia e di umanità» spiega l’educatrice Gabriella D’Argenio che, assieme alla collega Alessia Manganiello, ha accompagnato i ragazzi nel percorso e aggiunge: « L’accoglienza riservata ai turisti e l’entusiasmo dei ragazzi nel raccontare le attività e i laboratori del centro, è stata molto coinvolgente perché “sentita” ed emotivamente partecipata. Restituire una narrazione lontana dal solito immaginario di violenza e criminalità del quartiere è fondamentale per noi educatori ma soprattutto per i ragazzi. Le parole chiave dell’attività educativa del centro, come inclusione, integrazione, cambiamento, riqualificazione degli spazi, grazie a questa iniziativa hanno avuto il giusto spazio attraverso il racconto di chi troppo spesso è messo ai margini».

Claudia Biancardi, tra le organizzatrici dell’edizione napoletana di IT.A.CA’, ha partecipato all’escursione e tira le fila di questa esperienza «I posti speciali così come le persone sono da ricercare nei luoghi meno conosciuti o aimè dimenticati. La sartoria di Canzanella e i ragazzi dell’Educativa Territoriale Obiettivo Napoli con il loro lavoro rispecchiano a pieno l’etica del restare che comporta una coerenza tra la scelta di rimanere e quella di dare. E non c’è che dire che chi ho conosciuto ha deciso di dare. Nel caso della sartoria Canzanella dare può essere inteso come dare formazione, dare conoscenza e coscienza della nostra tradizione. Nel caso dell’educativa territoriale dare lo intendo come dare professionalità perché di professionalità si tratta quando dei ragazzi di età differente si occupano di spiegarti nei minimi dettagli di cosa consiste il loro progetto. A questo punto mi chiedo: la tradizione c’è, chi forma anche, la volontà di essere formati pure e allora abbiamo tutte le carte in tavola per restare in questi luoghi della meraviglia. In conclusione, non posso fare altro che ringraziare il Festival IT.A.CA’ di avermi dato l’occasione di conoscere e collaborare con Davide Canzanella, Vincenzo Canzanella, Stefania, Lucia, Alessia, Gabriella e Vittorio e tutti i ragazzi dell’Educativa territoriale Obiettivo Napoli».

 

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