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Con ViaggieMiraggi alle Isole Egadi – parte 1
Foto di Tiziana Bertoldin

Sicilia | Con ViaggieMiraggi alle Isole Egadi – parte 1

2 Maggio 2022

Un articolo a cura di Tiziana Bertoldin

Tiziana Bertoldin

Le Egadi sono tre isole molto diverse tra loro, situate a ovest della punta occidentale della Sicilia, tra il basso Tirreno e il canale di Sicilia: più vicina alla terra ferma è la bassa e lunga Favignana, poi viene la più piccola Levanzo e ultima, più distante, la più diversa e particolare, Marettimo.

ViaggieMiraggi ha proposto il viaggio a piedi per l’esplorazione delle Isole Egadi dal 14-19 aprile 2022. Questo è il racconto di Tiziana

Il viaggiare a piedi porta a guadagnare immediatamente il contatto con il territorio, a viverlo e sentirlo indipendentemente dalle quote, dalla lunghezza di una tappa, di un’escursione. Nel viaggiare a piedi si scopre la meraviglia di ogni particolare.
Partiti da Trapani, l’aliscafo ci lascia a Levanzo, porto di pace, diretti alla grotta del Genovese. La grotta scoperta casualmente nel 1949 da una ragazza fiorentina che villeggiava nell’isola, si visita con una guida, a piccoli gruppi. L’uomo illustra le pitture rupestri del neolitico, ottenute con fuliggine mischiata a grasso animale come fissativo, e sparsa forse con una coda di animale a mo’ di pennello; vediamo le sagome stilizzate di esseri umani maschi e femmine, poi pesci, animali, maschere forse rituali. Dal paleolitico provengono invece le incisioni rupestri fatte con punte di selce: i bovidi, gli equidi, da soli o in coppie, benissimo distinguibili e di fattura elegante.

Si percorre poi parte del perimetro sud occidentale dell’isola, tra il gridare dei gabbiani disturbati nel periodo della cova. Sostiamo su una breve spiaggia sassosa lambita dal mare ancora freddo, poi attraversiamo il paese, e oltre, raggiungiamo verso est Cala Minnola, acqua limpida e blu. Poco sopra una grande zona di erba e roccia calcarea affiorante, senza tracce, è rifugio di gabbiani che volano bassi sul mare, stridendo contro gli umani. L’isola è impervia lungo il lato nord orientale; camminando incontriamo un nido di uova di gabbiano, tre uova di colore marroncino chiaro, delicatamente picchiettate in scuro: questi nidi sono a terra, seminascosti tra l’erba. Riprendiamo la via del paese e l’aliscafo ci porta a Marettimo.

Marettimo è l’isola del viaggio, l’isola della scoperta e dell’inatteso. E’ silenziosa, e in questa stagione è il suo tempo di fiorire.
Il rosmarino, fitto di piccoli fiori azzurri, è ovunque, e le euforbie in cuscini, cespi, in tutte le gradazioni di verde e giallo, colmano le ondulazioni del terreno, incorniciano le pietre, come a Case Romane, il crocevia dei cammini e dei sentieri dell’isola.
Vediamo il cisto rosato; l’ipocisto rosso, che parassita la radice del cisto. Il cisto bianco. La Daphne a piccoli ciuffetti rosa profumati; l’Orchis italica, bianca e lilla; la Globularia azzurra, da sola e in piccoli cespi; un Sedum rosato sulle rocce; la Pseudoscabiosa limonifolia, o “vedovina trapanese” sempre verde endemico che nasce sulla roccia. E ancora la Vulneraria antilis rosso vivo, la Lithodora color genziana, la bianca Sideritis romana. Poi erica, ruta, timo, crisantemo giallo campestre… Marettimo è uno straordinario giardino ricco di endemismi, di cui ora si può apprezzare tutto il valore e la bellezza.
Da Case Romane, dove si trovano resti di insediamenti militari romani, una chiesetta bizantina, e una delle due uniche sorgenti dell’isola, la cui acqua si raccoglie in una vasca di pietra, superati i boschi di pini di Aleppo, si sale verso Pizzo Falcone, la punta più alta dell’isola. (686 m.)

Ci si arrampica per pietre spaccate, fenditure seguendo la freccia rossa indicatrice, su fino al culmine.. Sotto di noi il paese è sempre più piccolo, il mare sempre più ampio, le nuvole grigio azzurrastre che riempiono il cielo non impediscono di vedere in distanza le altre isole sorelle.
Da Pizzo Falcone dobbiamo scendere a Punta Troia, la si vede di continuo, a ovest del paese, la si vede dall’alto, un triangolo proteso sul mare, una piramide, piuttosto, con sulla cima quel che dicono essere castello normanno e che invece è costruzione spagnola assai più recente.

La discesa da Pizzo Falcone è lunga, tortuosa, non eccessivamente impervia né difficile, ma Punta Troia appare e scompare, sembra diventare più piccola anziché avvicinarsi, sparisce del tutto mentre scendiamo tra torri rocciose, ghiaia sassosa ora grossolana ora più fine, ma anche fitto di sempreverdi che quasi ci nasconde; al bivio finale si lascia a destra il paese e si continua ancora a scendere verso Punta Troia e la sua esile spiaggia occidentale, mentre la sua base scogliosa è battuta dal vento sia da est che da ovest.
Alcuni superano la salita finale al castello, ora vuoto e chiuso, i più si fermano alla spiaggetta sabbiosa, striscia esile tra rocce nere incavate dalle forme bizzarre, con grotte poco profonde, concrezioni a merletto, a stalattite. La poca sabbia è coperta per lo più da uno spesso tappeto di alghe secche. L’acqua è fredda, e il vento abbastanza forte, il sole nascosto dalle nuvole.

Si torna al paese, risalendo dalla cala, il mare sul lato orientale è agitato e schiumoso, con saliscendi ci si riporta in quota, poi camminando paralleli alla pineta raggiungiamo la prime case, ci prepariamo alla cena.
È il venerdì santo, in paese c’è la processione. Non vi è tuttavia la tradizione di grande apparato rituale dei Misteri di Trapani nella stessa data; la festa più grande e più sentita a Marettimo è il 19 marzo, San Giuseppe, patrono dell’isola.