Il blog di VeM
Sardegna | Racconto di viaggio: il Cammino Minerario di Santa Barbara
21 Ottobre 2024
Una viaggiatrice ci invia il suo racconto di viaggio lungo il cammino di Santa Barbara: le tappe del Sulcis/ Iglesiente
Giorno 1 – venerdì 4 Ottobre: Il gruppo di viaggiatori/trici si è ritrovato per il pranzo a Cagliari, dove ci ha dato il benvenuto Viviana guida escursionistica molto simpatica, professionale e disponibile.
A seguire ci siamo spostati/e per la visita della Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, con visita del Museo del Carbone: Il sito minerario di Serbariu, attivo dal 1937 al 1964, ha caratterizzato l’economia del Sulcis e rappresentato tra gli anni ’30 e ’50 una delle più importanti risorse energetiche d’Italia.
Il complesso è stato recuperato e ristrutturato a fini museali e didattici; il progetto per il recupero e la valorizzazione del sito ha reso fruibili gli edifici e le strutture minerarie che oggi costituiscono il Museo del Carbone. Durante il percorso è stato raccontato delle condizioni di lavoro durante i decenni di attività della miniera, i primi scioperi e dei rapporti di amicizia tra i minatori provenienti da varie zone della Sardegna ma anche da altre zone d’Italia; la libreria del museo è ricca di materiale, a questo indirizzo www.museodelcarbone.it maggiori informazioni, e ho avuto occasione di acquistare questi libri: “Raffaele Murru – Malfidano” e “Sandro Mantega – Senza sole nè stelle – storie di minatori e miniere nella città più giovane d’Italia”.
Poi abbiamo continuato per Sant’Antioco con il Museo del mare. Altra nota su Sant’Antioco… abbiamo provato diversi ristoranti della zona, la sera, ovviamente si mangia molto bene.
Giorno 2 – sabato 5 Ottobre: Is Pillonis (Gli uccelli), qui abbiamo cominciato la prima tappa del cammino in cui ogni elemento del paesaggio “prende forma” nei racconti di Alessio, collega di Viviana, che per tre dei giorni successivi ci ha accompagnati/e in questo percorso alla (ri)scoperta della Sardegna attraverso la storia, la cultura, l’arte, la natura e la cucina.
Doveroso menzionare il fatto che la Sardegna come regione vive una condizione politica dove ci sono ancora basi militari NATO attive (a livello di esercitazione) con conseguente impatto sull’ambiente e sulla salute delle persone che ci vivono e che vi si recano anche solo per un viaggio… in contrapposizione ad un’altra situazione, che la Storia ci insegna da sempre però ancora non siamo in grado di apprendere, ovvero quella delle persone che migrano per svariate necessità in cerca di una vita migliore (e chissà un giorno di poter tornare a casa) e qui un signore ci ha raccontato che poco tempo prima hanno prestato soccorso a ca 18 persone tra cui bambini.
Nota di viaggio: Viviana ci ha segnalato questo festival “Felicità Possibili” > www.marinacafenoir.it e di recente parlando del mio viaggio con amiche mi han fatto presente questo sito www.aforas.noblogs.org (Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna). Un libro che mi ha ispirato a documentarmi su questo tipo di viaggio è stato “Viaggio in Sardegna” di Michela Murgia.
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Sulla via del ritorno abbiamo visitato il borgo di Tratalias, dove i/le volontari/e di un’associazione locale ci hanno raccontato la storia di questo borgo: un tempo principale centro sulcitano, nel sud-ovest della Sardegna, oggi meta turistica grazie ad un scenario naturalistico, vestigia del grande passato e siti preistorici. Tratalias appare un paese lontano nel tempo.
Sorto di fronte al golfo di Palmas intorno all’anno mille, visse il massimo splendore da sede episcopale in età pisana e spagnola e mantenne un ruolo di primo piano sino al XIX secolo. Il borgo originario fu abbandonato negli anni Ottanta del XX secolo, dopo la realizzazione del lago artificiale di monte Pranu, le cui acque, infiltrandosi, resero inagibili le case. Il nuovo paese sorse a poche centinaia di metri.
Il borgo ‘fantasma’ di poche case in pietra restaurate ci ha portato nell’atmosfera incantata dell’antica Tatalia, un tempo chiusa da tre archi ‘barocchi’ – due oggi integri -, forse gli antichi accessi alla cittadella. Al centro c’è l’ex cattedrale di santa Maria di Monserrato, costruita fra 1212 e 1282, sede della diocesi di Sulci da 1218 a 1503 dopo l’abbandono di Sant’Antioco e del litorale minacciati dalle incursioni saracene.
Qui dopo il periodo Pasquale, verso Maggio, si fa la Processione per la Madonna, lunga 37 km, da Iglesias a Tratalias > unionesarda.it news sardegna sulcis-iglesiente/da-iglesias-a-tratalias-la-processione-di-santa-maria-fa-tappa-nella-storica-flumentepido
TAPPA: Is Pillonis/Porto Pino – Candiani – Porto Pino, Km 11
Giorno 3 – domenica 6 Ottobre: Porto Pinetto, continua il nostro percorso lungo le scogliere di Portu Su Trigu, tra panorami mozzafiato con la costante vista del golfo di Palmas… qui la bellezza della natura marina, il susseguirsi degli elementi costieri sia dunali che lacustri rendono l’esperienza indimenticabile!
Di pomeriggio ci siamo goduti un pò di spiaggia e mare.
nota: TAPPA Portu de Su Trigu/Porto Botte, Km 10
Giorno 4 – lunedì 7 Ottobre: la mattina ci siamo diretti a Gonnesa, ove è sita la miniera di San Giovanni con la grotta di Santa Barbara e il Belvedere di Normann. Qui facciamo la conoscenza di un ex minatore, Silvestro, che ci conduce in quest’altra tappa del nostro cammino al villaggio minerario Normann.
Silvestro è un appassionato di storia e minerali, un avventuriero della speleologia… un artista.
Ci ha descritto il suo lavoro, trentennale, presso la miniera di San Giovanni .. ma siccome non bastano queste pagine per riportarlo consiglio di leggere il suo libro: “Silvestro Papinuto – Racconti e aneddoti di una vita dedicata alla miniera”.
Di pomeriggio relax e passeggiata in spiaggia
nota: TAPPA Km 8
Giorno 5 – mercoledì 8 Ottobre… nonostante la pioggia (per fortuna non per tutto il giorno) abbiamo proseguito il cammino grazie a Viviana e Alessio che hanno saputo gestire le attività con un bel piano B!
Siamo andati in visita alla Grotta di San Giovanni Domusnovas, al S’Ortu Mannu Villamassargia, dove abbiamo ritrovato Silvestro, e verso il tramonto alla Salina di Sant’Antioco (dove viene lavorato il sale cadelanu) dove ci ha guidati Maria Giovanna (collega di Viviana e Alessio).
Due parole sulla Grotta di San Giovanni Domusnovas – La grotta di San Giovanni con i suoi 860 metri di strada interna è classificata come la grotta carrozzabile più lunga al mondo, unico caso in Italia e uno dei 7 casi al mondo. E’ una grotta suggestiva in cui è possibile ammirare il fenomeno carsico. Dal punto di vista geologico l’intera area è databile a 530 milioni di anni fa, formata da rocce carbonatiche (da qualche anno si svolge un festival internazionale del coro), e soprattutto meta di speleologi e scalatori provenienti da tutta Europa per scalarne le pareti e i rami secondari.
Oltre all’agevole strada interna rimasta liberamente aperta al traffico automobilistico fino al 1999, che rappresenta il ramo principale, sono presenti anche dei rami secondari il cui accesso è riservato a speleologi esperti che comprendono: Su stampu de pireddu e Ramo Bobore.
Prima della costruzione della strada interna, si ipotizza che veniva usata come rifugio e abitazione in quanto sono stati ritrovati manufatti e vasellame risalenti all’epoca neolitica e bizantina.
La costruzione della strada, il cui materiale è stato parzialmente ricavato dalle mura e dalla cappella, fu iniziata nel 1866 dal conte Pietro Beltrami e conclusa in seguito dal cavaliere Gaetano Semenza per permettere la creazione di una via di comunicazione tra il paese di Domusnovas e la valle di Oridda in quanto ospitava numerose attività estrattive e si vollero facilitare i trasporti a valle dei minerali.
La guida, Ilaria, e un altro operatore ci hanno spiegato che essendo stata appunto zona di passaggio e pedaggio non solo automobilistico, le persone ci abbandonavano spazzatura e materiale vario… per non parlare dello smog che ha intaccato le pareti interne, ma con il tempo è stato fatto un lavoro di pulizia e riqualifica davvero notevole!
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S’Ortu Mannu Villamassargia – Un bosco di ulivi innestati fra il XIV e il XVII secolo con maestosi tronchi che si contorcono nodosi, protetti da una folta e vaporosa chioma verdeggiante. S’Ortu mannu significa il grande orto: è un’oasi naturalistica di 13 ettari (in origine ne copriva ben 500), ai piedi del monte Exi, sulla cui cima si ergono i ruderi del castello di Gioiosa Guardia – costruito tra XII e XIII secolo per volontà dei conti Della Gherardesca – a circa tre chilometri dal centro abitato di Villamassargia.
Col passaggio di s’Ortu mannu al Comune ogni olivo è stato attribuito in affidamento al rispettivo proprietario di origine: quasi ogni famiglia di Villamassargia custodisce un albero dell’oasi, testimonianza di fortissimo legame tra popolazione e territorio, tramandata di generazione in generazione.
Al centro del parco, all’interno di una staccionata circolare, si erge maestoso e solenne il patriarca de s’Ortu, re dell’uliveto, anzi sa Reina (la regina), come viene chiamato.
Il parco è luogo di scoperta della magnificenza della natura e anche sede di eventi culturali ed enogastronomici.
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Salina di Sant’ Antioco – III millennio a.C. – L’isola e la sua salina hanno una storia antichissima iniziata con i primi insediamenti neolitici nel III millennio a.C. e proseguendo con le numerose testimonianze della grande civiltà Nuragica.
I Fenici – Ai Fenici si deve la fondazione della colonia di Sulki, che poi passò sotto il dominio romano con il nome di Sulcis.
Regno di Sardegna – Con la caduta dell’Impero Romano vide diverse occupazioni: bizantina, araba, pisana, aragonese, spagnola, grazie alle ricchezze del mare, della terra e agli approdi sicuri, fino all’annessione al Regno di Sardegna dei Savoia e del Regno d’Italia.
La Salina di Sant’Antioco si estende su una fascia lunga circa 20 Km, per un’ampiezza di circa 3 km. Realizzata nei primi anni ‘60, entrò in produzione sul finire dello stesso decennio (fior di sale e sale integrale).
nota: TAPPA di Km 8
Giorno 6 – martedì 9 ottobre: in mattinata ci siamo diretti a Calasetta, breve giro per la cittadina, e poi ci siamo imbarcati per Carloforte. Abbiamo continuato il nostro percorso nell’isola di San Pietro alla scoperta del suo patrimonio storico-culturale legato all’economia del mare, in particolare alla pesca del tonno e al trasporto dei minerali.
Con l’ausilio del pullmino condotto da super Viviana abbiamo fatto tappa, poi camminando ovviamente, alle Piscine di Nasca
nota: TAPPA Isola di San Pietro, Km 6
Giorno 7 – giovedì 10 Ottobre: dopo colazione, prima dei rispettivi rientri, abbiamo visitato la Basilica ed il Villaggio ipogeo di Sant’ Antioco.
Ultimi acquisti di souvenir e cibarie per poi salutarci … a presto Sardegna!
Due parole sul villaggio ipogeo – parcostoricoarcheologicosantantioco.it – Is Gruttas: è un viaggio nel passato che trasmette sensazioni e stimola memorie della vita quotidiana di un passato non troppo lontano… dimore sotterranee ricavate in antiche tombe puniche.
Un grazie a VeM – Viaggi e Miraggi, Mariposas De Sardinia (Silvia) e ViviSardinia per l’organizzazione di questo viaggio, alle guide Viviana Alessio Silvestro e Maria Giovanna e ai / alle compagni/e di viaggio Walter Roberto Daniela Marzia Daniela Gianni Elena
Marzia Marras